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Il 25 Aprile, festa di Liberazione dell’Italia, ai tempi del coronavirus

Per il 75esimo anniversario della Liberazione dell'Italia dal nazifascismo, la quarantena per il coronavirus impone di partecipare a eventi e celebrazioni tassativamente virtuali.

Cronaca
Pubblicato il 25 aprile 2020, alle ore 13:28

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Il 25 Aprile, festa di Liberazione dell’Italia, ai tempi del coronavirus

Il 75mo anniversario della liberazione dell’Italia, che si commemora oggi, 25 aprile, scopre il nostro paese impegnato in una nuova resistenza, non come durante la Seconda Guerra Mondiale ma in democrazia, senza lotta armata ma con la scienza e il distanziamento sociale, contro la pandemia del Coronavirus, ma sempre in difesa della vita.

Bella Ciao, simbolo della lotta partigiana contro il nazifascismo, verrà intonata dai balconi, giardini o terrazze, e risuonerà nelle strade quasi deserte in un abbraccio virtuale che ancora non può essere fisico. 

Questo 25 aprile sarà molto speciale, non solo perché, per via della quarantena, gli italiani non potranno partecipare a cerimonie in piazze, monumenti o cimiteri, ma perché le persone che hanno perso parenti, amici o conoscenti, a causa del coronavirus, sentono il bisogno di una “rinascita“, proprio come accadde nel dopoguerra. 

Quest’anno non ci saranno manifestazioni di massa o eventi presso il Monumento ai Caduti, ma si potrà partecipare a molti eventi, in una sorta di “piazza virtuale”. Si potranno vedere numerosi film e documentari sulla Resistenza, partecipare a concerti e visite virtuali dei Musei della Resistenza, incontrare in streaming storici, esperti, giornalisti e politici.

Alle tre del pomeriggio, L’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, invita tutti a sventolare la bandiera italiana e cantare la canzone dei partigiani, “Bella Ciao”. Più di 1.300 intellettuali e personaggi culturali hanno lanciato un appello online: “io resto libero”: in un momento in cui siamo costretti all’isolamento per combattere un nemico invisibile, in cui la distanza sociale ci fa sentire più soli, possiamo e dobbiamo abbracciarci e sostenerci a vicenda“, hanno scritto e ricordato che “una volta superata questa tempesta, dovremo ricostruire un mondo più giusto, più equo, più sostenibile”.

La Resistenza era un movimento armato in opposizione al fascismo e all’occupazione nazista. Si stima che 54.000 partigiani siano morti durante il nazifascismo. Usavano i mezzi limitati a loro disposizione per passare le informazioni da una posizione all’altra e per coordinare meglio le loro azioni, a volte in contatto con gli Alleati. Tra questi mezzi c’erano donne partigiane, che viaggiavano per miglia in bici, per trasportare informazioni, armi o qualunque cosa fosse necessaria. 

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Cosa ne pensa l’autore
Rita Piras

Rita Piras - È stata una settimana densa di celebrazioni: il 21 aprile l’anniversario della fondazione di Roma, il 23, il giorno del libro e oggi, il 25, la festa della Liberazione, il giorno in cui l’Italia si ribellò ai nazisti e al fascismo di Mussolini. Era il 1945, ma il tema è molto attuale e una della madri della Plaza de Mayo, Vera Vigevani Jarach, scrittrice e giornalista di origine ebrea, nata a Milano nel 1928, rifugiatasi in Argentina nel 1939 per fuggire al fascismo, sottolinea che "nella storia che si ripete, non solo compaiono violenze, guerre, persecuzioni, razzismo, ma anche il ritorno di ideologie fasciste, dittature ... così come l'enorme disparità tra ricchi e poveri, la fame di gran parte dell'umanità. Non dovremmo dimenticarlo e stare molto attenti a ciò che accade, anche a ciò che questa pandemia ci sta dicendo".

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