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I migranti sono utilizzati per la cura del patrimonio artistico: i professionisti del settore insorgono

Gli immigrati sono attivamente utilizzati per la cura e la valorizzazione dei beni culturali: le associazioni si ribellano istituendo la campagna "Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali".

Cronaca
Pubblicato il 11 ottobre 2017, alle ore 17:33

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I migranti sono utilizzati per la cura del patrimonio artistico: i professionisti del settore insorgono
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I migranti sono attivamente utilizzati nella cura e manutenzione delle aree archeologiche, nella valorizzazione dei complessi monumentali, nel supporto al personale professionale incaricato, negli interventi di manutenzione, scavo e restauro, nella collaborazione con il personale preposto per attività di accoglienza, orientamento e informazione ai visitatori delle aree. Le prestazioni dei richiedenti asilo sono gratuite e tale tendenza ha decisamente prodotto aspre critiche da parte di molti esponenti del settore: le associazioni si ribellano istituendo la campagna “Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali”.

Nel testo esplicativo si evince che la loro protesta nasce dalla tangibilità della situazione dei professionisti dei beni culturali: sfruttati, ignorati, vilipesi, malpagati da uno Stato incapace di addottare leggi necessarie, teso solamente ad alimentare il sistema dannoso e malato dell’abuso del volontariato.
I migranti, assieme a studenti, docenti e archeologi, hanno preso parte alla terza campagna di scavo nell’insediamento dell’età del Bronzo di Monte Croce Guardia, ad Arcevia. Nel 2015 a Sestino, nell’aretino, il Comune, in accordo con la Regione Toscana, l’associazione “Amo Sestino”, la Cooperativa “Agorà” e la Soprintendenza ai Beni archeologici toscani ha impiegato i migranti nel mantenimento delle aree archeologiche. Il nome del progetto, “Volontaria-mente Sestino”, esprime esautivamente l’intento perseguito: i migranti in questa occasione si sono occupati anche della Formazione e supporto alle guide turistiche.

La campagna di scavi sull’isola di Mothia, dinnanzi alle saline di Marsala, ha visto la collaborazione di migranti provenienti da Ghana, Costa d’Avorio, Iran, Mali, Pakistan e Guinea grazie ad un protocollo d’intesa, sottoscritto dal Consorzio Solidalia insieme all’Università di Palermo, alla Soprintendenza ai Beni culturali di Trapani e al Comune di Marsala. Nell’estate 2016, 30 giovani migranti africani, grazie ad un progetto del Comune fiorentino di San Casciano, hanno gestito la manutenzione del verde all’interno delle aree archeologiche di Ponterotto e via Collina. A novembre 2015 l’amministrazione comunale ha utilizzato, per gli Scavi di Ercolano, 40 migranti, provenienti da Ghana, Gambia, Mali e NigeriaBangladesh e Pakistan, ospitati presso il Cpt di Ercolano.

Nel sito di Rosellae, situato a circa 10 km a nord di Grosseto, i resti della città romana, della cinta muraria lunga più di tre chilometri, dell’anfiteatro, del monumentale complesso forense, delle basiliche sul lato settentrionale della piazza, delle terme, sono curati da cittadini stranieri richiedenti asilo. A settembre è stata apposta la firma del protocollo d’intesa per lo svolgimento dell’attività sociale tra la Prefettura di Grosseto e la Soprintendenza archeologica. L’impiego sarà eseguito su volontariamente, senza compenso.

Nel comunicato della Prefettura di Grosseto si evince: “L’impiego di cittadini richiedenti asilo, su base esclusivamente volontaria, in attività gratuita di attività sociale forma invero da tempo una consolidata e collaudata best practice di azioni intraprese a livello territoriale su impulso dei Prefetti. Tali iniziative nel quadro di un’azione unitaria e di sistema fortemente perseguita dal Ministero dell’Interno, hanno ricevuto un rinnovato e decisivo impulso con l’entrata in vigore del più recente Decreto Minniti-Orlando”. I migranti riceveranno una formazione adeguata e lo svolgimento dell’intera iniziativa sarà monitorata.

Antonfrancesco Vivarelli Colonna, sindaco indipendente di centro-destra di Grosseto e Presidente della Provincia afferma che l’utilizzo dei richiedenti asilo, sotto qualsiasi forma, anche quella all’apparenza lodevole, rappresenta un gesto insano capace di legittimare sul nostro territorio la presenza di migranti economici. Mario Lolini, capogruppo della Lega Nord in consiglio comunale, sentenzia che la vicenda è abbastanza esemplificativa: la liceità dubbia dell’impiego dei richiedenti asilo in attività socialmente utili si contrappone alla nuova tendenza dell’archeologia, che dopo i volontari italiani utilizza i migranti.

Il volontario diventa un escamotage per mistificare la realtà: un gesto nobile dettato dalla generosità si trasforma in un atto capace di penalizzare la comunità, di togliere opportunità lavorative. L’approccio fallimentare alla cultura sta facendo morire il patrimonio artistico, culturale e turistico del Paese.

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Cosa ne pensa l’autore
Chiara Lanzini

Chiara Lanzini - Vi sono persone con una laurea quinquennale in archeologia, e specializzazione a seguire, ridotte a fare le pulizie, quindi è lecito chiedersi quale progetto risieda dietro l'impiego dei volontari... Gli stessi sono in grado di garantire un operato equivalente a chi ha studiato lungamente? L'immenso patrimonio artistico italiano consentirebbe a tutti i professionisti del settore di avere un lavoro.

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