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Hikikomori, in Italia 100mila ragazzi vivono isolati in casa

Il fenomeno nato in Giappone ora si è diffuso anche in Italia e definisce i giovani tra i 12 e i 30 anni che, volontariamente, smettono di andare a scuola, di avere amici e di relazionarsi con la famiglia.

Cronaca
Pubblicato il 11 ottobre 2018, alle ore 17:12

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Hikikomori, in Italia 100mila ragazzi vivono isolati in casa

La sindrome di Hikikomori, termine giapponese che significa letteralmente “stare in disparte” ha colpito in Italia 100 mila ragazzi che si sono auto isolati dalla società, vivendo rinchiusi nella propria camera da letto. Non escono di casa, amano i super eroi dei videogiochi, si sentono superiori agli altri ma nello stesso tempo non sono in grado di gestire le emozioni.

Può capitare che durante l’adolescenza un ragazzo si isoli e abbia difficoltà comunicative e di relazione, ma affinché un giovane possa dirsi affetto dalla sindrome di Hikikomori, è necessario che non esca di casa da almeno 6 mesi con il conseguente ritiro anche dalla scuola. A fondamento di questo isolamento c’è una paura della società o della scuola.

I sintomi per riconoscere questa patologia sono da individuare in una serie di comportamenti: iniziano a non piacersi fisicamente e a sentirsi inadeguati verso la società che li circonda, manifestando problemi relazionali. Questa patologia colpisce i giovani di età compresa tra i 12 ed i 30 anni. All’inizio si vedono brutti fisicamente e questo disagio inizia a diventare psicosomatico con continui mal di testa e mal di pancia.

Se il problema non viene individuato tempestivamente, inizia la prima fase dell’isolamento vero e proprio. Questo isolamento si traduce nel chiudersi nella propria stanza trascorrendo il tempo su internet o a giocare ai videogames, perchè il gioco è un modo per sfuggire alla realtà. Poi vi è un’altra tipologia di Hikikomori, quelli che invece si sentono superiori agli altri da non riuscire a confrontarsi con chi li circonda.

Un brutto voto a scuola o un rimprovero possono sembrare dei problemi insormontabili per questi ragazzi. Il modo in cui la famiglia può aiutarli è ascoltarli senza minimizzare il problema. In Italia sono affetti da questa tipologia, da una prima mappatura, 100 mila giovani. Vi è un centro a Milano, la”Hikikomori Coop Sociale Onlus“, che si occupa di nuove dipendenze patologiche e di problematiche relazionali. L’approccio curativo con i soggetti avviene nei seguenti modi: con un trattamento terapeutico da svilupparsi direttamente al centro o, nei casi più seri, con interventi domiciliari, se il soggetto abita vicino Milano, oppure via Skype.

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Cosa ne pensa l’autore
Beatrice Cinnirella

Beatrice Cinnirella - Una sindrome nata in Giappone e che si sta diffondendo a macchia d'olio anche in Italia. Bisogna intervenire tempestivamente per arrestare il fenomeno in forte crescita. Vedere il proprio figlio isolarsi giorno dopo giorno, non deve essere di certo un belvedere per i genitori, che giocano un ruolo determinante nel supportare ed aiutare i figli.

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