Storicamente uno dei peggiori incubi di qualunque società è stato rappresentato dal rischio di invasione. Nuovi popoli e nuove civiltà sono stati ritenuti la potenziale prospettiva di un cambiamento in negativo. Così come nel passato, anche oggi il fenomeno crea non poca apprensione. Oltre alla perdita del lavoro e della propria identità nazionale, un’altra preoccupazione è inevitabilmente legata alla questione sicurezza.
Ma con essa non si intende semplicemente tutto quanto connesso alla criminalità. Oggi i temi chiave sembrano essere più ascrivibili all’integrazione e alla convivenza. Mentalità e culture differenti spesso non riescono ad andare a braccetto, soprattutto se mancano i necessari presupposti affinché ciò accada.
Ma quali dovrebbero essere le premesse indispensabili per poter arrivare a questo compromesso? In molti non avranno dubbi nell’affermare che sarebbe necessaria una maggior apertura mentale da entrambe le parti. Ma proprio in merito a questo aspetto, una parte della comunità scientifica è arrivata ad una conclusione: oltre la metà dei profughi preso in esame soffre di turbe psichiche. E molte di queste problematiche sarebbero associate alla violenza. A confermarlo non possiamo che trovare diversi volontari ed educatori aggrediti o violentati nei centri di accoglienza.
A sostenere questa posizione troviamo una ricerca condotta dal Centro Veneto Servizi di Padova, di concerto con un team di psicologi specializzati in tutto ciò che riguarda il disagio mentale. Tra i profughi, i migranti e i richiedenti asilo sarebbe stata rilevata una maggior incidenza di disturbi post traumatici da stress, e di conseguenza una maggior predisposizione alla depressione, schizofrenia e attacchi di panico.
Bisogna comunque precisare che lo studio in questione ha preso in esame i dati di alcuni richiedenti asilo ospitati nei centri di accoglienza della Brianza e del Veneto. La maggior parte di costoro proviene dalle più martoriate zone dell’Africa, dove guerre e torture sono all’ordine del giorno, così come del resto il conseguente insorgere di disturbi psichici. Il loro disagio in diversi casi si è tradotto in comportamenti al limite dell’ortodossia, come nel caso di coloro che sono stati fermati mentre giravano nudi per le strade e le piazze del nostro Paese.
In altre circostanze il comportamento è però arrivato ad essere brutale. Per fortuna nella maggior parte dei casi si è evitato il peggio, ma resta il fatto che la violenza ha avuto il sopravvento. Basti per esempio ricordare il caso di Kabobo, il clandestino che nel 2013 andò in escandescenza attaccando a picconate chiunque si trovasse a tiro.
Anche l’ultima edizione dell’Atlante Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati del ministero dell’Interno, pubblicato quest’anno ma relativo al 2016, ha tracciato l’identikit di profughi e richiedenti asilo. Leggendo la relazione, si evince che costoro non solo sarebbero poco istruiti, ma avrebbero anche un livello di scolarità molto basso. Ad allarmare sarebbe però il costante aumento delle forme di disagio mentale.
Non da ultimi, anche gli psicologi dell’Università di Costanza sono arrivati alla medesima conclusione. Da qui bisogna dedurre che coloro che migrano, sono più inclini a sviluppare forme di disagio mentale, che possono determinare comportamenti violenti sia contro se stessi che verso gli altri.