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Germania, vogliono chiamare il figlio Wikileaks, bloccati dalla legge

Fermato dalla legge un giornalista iracheno che all'anagrafe voleva registrare il figlio con il nome di Wikileaks. Il bambino è stato poi chiamato Dako, ma i genitori dichiarano che per loro porterà sempre il nome del sito di Julian Assange

Cronaca
Pubblicato il 5 aprile 2014, alle ore 15:56

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Germania, vogliono chiamare il figlio Wikileaks, bloccati dalla legge

A quanto pare nel mondo di idee strampalate ce ne sono molte, ma questa sembra superare di gran lunga qualsiasi altra. Infatti, in Germania, esattamente a Passau, un giornalista iracheno è stato bloccato da un dipendente dell’anagrafe nel tentativo di imporre al figlio il nome del sito di Julian Assange, ovvero Wikileaks. Il giornalista iracheno Hajar Hamalaw, padre del bambino, ha 28 anni e risiede in Germania da otto mesi, non ha condiviso la protesta del funzionario, ribadendo che anche questo è un nome, sebbene sia nato in riferimento a ben altro.

Secondo il giornalista il sito Wikileaks ha aperto gli occhi al mondo intero su tante cose tenute segrete dagli stati, che hanno rivoluzionato il modo di pensare e soprattutto hanno cambiato la situazione nel suo paese di provenienza, l’Iraq. Il caso del giornalista non è un caso isolato, nel mondo sono tante le persone famose che hanno chiamato i propri figli con nomi strani, ma mai nessuno ancora si era spinto a tanto, a voler chiamare un bambino con il nome di un sito.

Il funzionario che ha gestito la pratica di iscrizione del giornalista ha voluto evitare ripercussioni psicologiche negative sul bambino che, crescendo, si sarebbe chiesto il perché di quel nome e avrebbe magari avuto problemi di discriminazione nella società. La legge tedesca è sempre pronta a venire incontro al benessere del bambino e a proteggerlo, protestando anche contro la scelta di un nome sbagliato. Anche Karin Schmeller, membro dell’amministrazione di Passau, approva il comportamento del funzionario, che si è categoricamente opposto all’imposizione di un nome che non esiste per definire una persona, ma che indica solamente un sito, per giunta così famoso perché venuto alla ribalta per questioni piuttosto delicate.

Alla fine il padre del bambino si è convinto, e ha chiamato il figlio Dako, almeno per quanto riguarda l’iscrizione all’anagrafe. Precisa però che all’interno della famiglia il bambino si chiamerà Wikileaks, e sarà quindi questo il nome che accompagnerà il bambino per molto tempo. Chissà se da grande deciderà di deporlo e farsi chiamare con il nome con cui è stato registrato, che è certamente meglio di Wikileaks!

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