Un caso che ha scosso Milano porta sotto i riflettori il tema dell’integrità e della gestione dei servizi cimiteriali. Sette operai del Comune, tra i 31 e i 60 anni, sono stati rinviati a giudizio per episodi avvenuti principalmente nell’ultimo anno e riguardanti la sottrazione di denaro e gioielli durante il trasporto delle salme. Il procedimento, coordinato dal pm Antonio Cristillo, vede imputati uomini oggi in gran parte trasferiti ad altri uffici amministrativi, fatta eccezione per il più anziano ancora in servizio al Cimitero Maggiore e un 52enne che ha scelto le dimissioni.
L’udienza preliminare è fissata per martedì. Le accuse principali comprendono furto, ricettazione e favoreggiamento, quest’ultimo relativo a tentativi di eludere le indagini da parte di alcuni imputati. Dagli atti emerge un modus operandi consolidato: beni preziosi come anelli, collane e contanti venivano sottratti durante la movimentazione delle salme, spesso in appartamenti privati dei defunti, e rivenduti tramite Compro Oro o altri canali.
La ricostruzione investigativa ha sottolineato come i colleghi coinvolti fossero coesi nel mantenere il silenzio, creando un clima di reticenza all’interno dell’obitorio civico, dove persino chi non partecipava ai furti avvertiva un senso di timore per possibili ritorsioni o esclusioni dall’ambiente di lavoro. Una testimonianza raccolta dalla Squadra Interventi ha descritto il funzionamento del sistema: alcuni operai avvertivano i parenti di spostarsi in un’altra stanza, mentre aprivano armadi, cassetti e portagioie per appropriarsi di oggetti di valore.
In più episodi documentati, soldi caduti dai materassi delle salme venivano divisi tra i complici, mentre gioielli e contanti venivano portati via anche da salme provenienti da altri comuni. Il racconto di un imputato dimessosi il 23 aprile 2025 evidenzia come l’abitudine fosse diffusa, e come la gestione dei corpi fosse sfruttata per compiere le sottrazioni senza destare sospetti immediati. Il procedimento mette in evidenza le difficoltà incontrate dagli investigatori nel ricostruire la dinamica dei furti e nel dimostrare la responsabilità dei singoli.
La polizia locale ha documentato episodi di spoliazione dei beni, a volte durante il trasferimento delle salme nell’obitorio, altre volte in appartamenti privati, evidenziando la coesione del gruppo e la volontà di non collaborare con le autorità. Alcuni colleghi, però, hanno iniziato a collaborare, raccontando agli investigatori il clima interno e indicando come meno della metà dei dipendenti potesse essere considerata onesta. Il processo, dunque, non riguarda solo la vicenda specifica, ma solleva interrogativi più ampi sulla gestione dei servizi cimiteriali, sull’osservanza delle regole etiche e sulla protezione dei beni delle famiglie colpite. La vicenda conferma l’importanza di controlli più rigorosi, procedure trasparenti e formazione del personale per garantire rispetto e correttezza in un settore delicato come quello della gestione dei defunti.