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Forlì, 16enne si suicida ma lascia un video-testamento contro i genitori: "Mi odiate, non piangerete"

La giovane prima di togliersi la vita buttandosi dal tetto della scuola, aveva registrato un video con il telefonino. Nel video la 16enne accusa di genitori di averla odiata. Il Pm chiede condanne.

Cronaca
Pubblicato il 17 maggio 2018, alle ore 11:58

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Forlì, 16enne si suicida ma lascia un video-testamento contro i genitori: "Mi odiate, non piangerete"

Forlì: il 17 Giugno 2014 prima di suicidarsi lanciandosi dal tetto della scuola, la giovane 16enne girò un video con il telefonino e lasciò una lettera, dove accusava i genitori di averla odiata. In seguito ad alcune indagini il Pm ha chiesto una condanna di sei anni per Roberto Raffoni, con l’accusa di istigazione al suicidio e maltrattamenti, e due anni alla moglie Rosita Cenni, per il reato di maltrattamenti.

Durante il processo a porte chiuse, è stato fatto sentire un estratto del filmato lungo un paio d’ore girato con il telefonino dall’adolescente, Rosita Raffoni, fino a quando la batteria non si scaricò, prima del gesto estremo. Nell’audio la voce della ragazza è rotta dalle lacrime e piena d’accuse verso i suoi genitori.

La giovane soffre per l’odio che i genitori provano nei suoi confronti, e aggiunge che il “suo suicidio a loro non dispiacerà, non piangeranno“, in quando di lei non è mai importato nulla. Le accuse sono soprattutto verso il padre, per averla vessata e maltrattata. Nonostante la convizione del gesto estremo, Rosita rimpiange nell’audio di non poter realizzare i suoi sogni, di lasciare la vita, ma poi aggiunge che non riesce più a vivere “segregata”. Più volte ribadisce che i genitori non l’hanno mai accettata, capita e conosciuta, e che la sua volontà è lasciare un segno. 

La 16enne è consapevole che il suo messaggio potrebbe creare problemi ai genitori, forse una denuncia, ma lascia intendere che solo così potranno capire la sua decisione. I destinatari del messaggio sono le forze dell’ordine e i genitori. Ai primi chiede di far luce su quello che le è successo, ai genitori chiede – con disperazione e rabbia – di provare a capire quanto sia stata incompresa, sola e privata della voglia e possibilità di vivere esperienze della sua età.

La Procura della Repubblica, tramite i reperti, ha potuto constatare il disagio psicologico della giovane. Stando alle accuse, le privazioni, le umiliazioni, l’isolamento e l’anaffettività della famiglia hanno contribuito a tale disagio. Fino all’ultima provocazione del padre di mettere in atto i suoi propositi di suicidio. Ecco perchè i genitori sono a processo per maltrattamenti fino alla morte, e il padre per istigazione al suicidio.

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Cosa ne pensa l’autore
Serena Spaventa

Serena Spaventa - Quello del suicidio di giovani adolescenti è un dramma che colpisce sempre di più la nostra società. La pena rivolta ai genitori di Rosita è giusta, in quanto il malessere che la giovane ha vissuto non rimarrà impunito. Anche se essenziale rimane sempre che la scuola e l'autorità facciano in modo di evitare questi drammi intervenendo prima.

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