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Foibe. Il giorno del ricordo cercando la storia

Foibe tombe per tanti tra il 1943 e il 1945, giorno del ricordo per non dimenticare, impossibile stabilire bilancio delle vittime; riconosciuto il 10 febbraio come giorno del ricordo

Cronaca
Pubblicato il 12 febbraio 2014, alle ore 16:01

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Foibe. Il giorno del ricordo cercando la storia

La Repubblica Italiana riconosce il 10 febbraio come giorno del ricordo, al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli Italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.

La legge 92/2004 ha istituito la commemorazione delle vittime di un periodo storico a lungo rimosso dalle nostre coscienze.

Il giorno del ricordo coincide con la data del trattato di Parigi che nel ’47 chiude la guerra attribuendo alla Jugoslavia Fiume, l’area di Zara, le isole Lagosta e Pelagosa, gran parte dell’Istria e del Carso triestino e goriziano e l’alta valle dell’Isonzo.

Nel ’43 nel clima di vendetta seguito all’armistizio dell’8 settembre, tanti erano finiti nelle cavità carsiche dette foibe: allora era toccato in Istria a gerarchi fascisti, collaborazionisti e presunti nemici del popolo. Una seconda fase nel 1945, nei 40 giorni di occupazione jugoslava prima dell’arrivo degli americani: infoibamento o deportazione per i dissidenti veri o presunti.

A settant’anni di distanza mancano ancora i dati ufficiali sul numero di vittime deportate, uccise o morte in prigionia, gettate nelle foibe.

E’ del 1989 il dossier del centro studi adriatici, che da conto di 10.137 vittime: 994 le salme esumate da foibe e pozzi minerali e 326 le vittime accertate ma non recuperate.

A fare crescere esponenzialmente il bilancio, le 5643 vittime presunte in se a segnalazioni locali e i 3174 morti nei campi di concentramento.

Nei mesi e negli anni successivi la paura porta gli italiani a fuggire dalla Dalmazia e dall’Istria, quei territori già contesi al termine della prima guerra mondiale e assegnati a Roma dai trattati, anche in virtù di una forte presenza italiana, non sono più patria ma luogo da cui fuggire.

Dalle 250mila alle 300mila persone lasciano quella che avevano sempre considerato “casa” e l’esodo cambia i connotati di un’intera regione. Arrivano in Italia ma l’accoglienza nel clima del dopoguerra, non è delle migliori, a volte finiscono nei campi profughi, in attesa di emigrare in America. La celebrazione del giorno ufficiale del ricordo si svolge a palazzo Madama, alla presenza del capo dello stato e dei Presidenti di Senato e Camera e del Presidente del Consiglio.

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