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Roma

Esercizi spirituali per il Papa e la curia romana

Il "burnout" può colpire anche i sacerdoti, lo ha detto don José Tolentino de Mendonça a Papa Francesco e ai sacerdoti in ritiro da tre giorni ad Ariccia per gli esercizi spirituali.

Cronaca
Pubblicato il 20 febbraio 2018, alle ore 16:51

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Esercizi spirituali per il Papa e la curia romana

Ogni tanto, nelle sue riflessioni, Papa Francesco torna sul tema dell’accidia. A trattare il tema, questa volta, è don José Tolentino de Mendonça, che ad Ariccia sta predicando gli Esercizi spirituali al Papa e alla Curia Romana. Tema della prima Meditazione di questa mattina è l’accidia riconoscibile dalla perdita del sapore, del gusto di vivere, tanto da far ammalare la persona.

Una persona comincia ad ammalarsi d’accidia, ha detto il sacerdote agli esercitanti nel terzo giorno di ritiro quando rinuncia alla sete, allora comincia a morire. Quando desiste dal desiderare, dal trovare gusto negli incontri con le persone, nel conversare, nello scambio, nell’uscita da se stessi, nei progetti, nei lavori, nella stessa preghiera. Quando la curiosità per l’altro diminuisce, l’apertura all’inedito non ci interessa, e tutto sembra “un riscaldato déjà vu”, un peso inutile, assurdo, che schiaccia.

Oggi si tende a medicalizzare l’accidia ritenendola una patologia da trattare come una delle malattie psichiatriche. Accidia o stati depressivi, ha aggiunto don Josè non hanno come via d’uscita solo le “pastiglie”, perchè la cura deve coinvolgere l’intera persona. Molte sofferenze personali hanno origine nella solitudine umana, in questo senso toccano il “tema dell’itinerario spirituale.

Sempre più oggi sentiamo parlare di “burnout”, che alla lettera significa “bruciarsi”, una specie di esaurimento emotivo, che può colpire tutti, sacerdoti compresi. Il predicatore ha spiegato che quando si percepisce lo sfinimento, un vuoto da riempire, l’angoscia cerca nella mondanità, nell’alcol, nei social network, nel consumismo o nell’iperattività di colmare la sensazione di vuoto. Don José Tolentino de Mendonça ha parlato di Giona e Giacobbe per far capire la dinamica che scaturisce dall’accidia.

Un altro esempio per spiegare la tristezza dell’accidia è quello del giovane ricco, obbediente ai comandamenti della legge, ma quando dovette decidere che fare della sua vita preferì i beni terreni. L’incapacità a decidersi per il Signore non è rara, spesso la tristezza nasce proprio da qua, ha detto don José Tolentino de Mendonça. Il problema non è l’eccesso di attività, ma il non avere motivazioni adeguate, per questo un esame sulla devitalizzazione del desiderio fa bene al cuore.

Il legame con il Signore Gesù è la risposta a tutto questo. Ma questo legame passa necessariamente per la condivisione della Passione, perché ha detto il sacerdote: “Il nostro cuore matura in quella capacità di arrivare al punto di soffrire per ciò e coloro che si amano alla sua maniera”. Non resta che dire come la sposa dell’Apocalisse “vieni”, parola che dice il desiderio e riassume ogni bisogno del cuore, certi che in Dio ogni fatica può essere superata.

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - L'accidia è uno dei sette vizi capitali, in ordine occupa il settimo posto. Non se ne parla più molto, ogni tanto Papa Francesco lo "tira fuori" e a proposito. Nella società moderna ci troviamo spesso ad avere ciò di cui abbiamo bisogno senza far fatica... questo, secondo me, non mette in moto la capacità di trovare soluzioni e la nostra "intelligenza" rischia di finire in un senso di inutilità, di "vuoto". Ma è solo un'idea...

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