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Erika, colpevole di aver ucciso la madre ed il fratello a Novi Ligure, si è sposata

Erika a 16 anni uccise la madre e il fratello con 96 coltellate: dopo 10 anni di carcere, in cui si è laureata in filosofia, ed è entrata nella comunità Don Mazzi, a 18 anni dell'afferrato omicidio si è sposata, ed il padre le è sempre stato vicino.

Cronaca
Pubblicato il 1 dicembre 2019, alle ore 17:12

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Erika, colpevole di aver ucciso la madre ed il fratello a Novi Ligure, si è sposata

Erika, 18 anni fa, con la complicità del suo ex fidanzato Omar, decise di uccidere la madre ed il fratellino. Per questo reato, fu condannata al carcere, durante la detenzione si è diplomata e si laureata in filosofia con 110 e lode. Dopo 10 anni di prigione venne scarcerata ed introdotta nella comunità Exodus di Don Mazzi, dove ha iniziato a rifarsi una vita con a fianco il padre Francesco, che le è rimasto sempre vicino. Omar, l’allora fidanzato e complice nell’omicidio, si trasferì insieme ai genitori da Asti ad Acqui Terme, per poi tentare di rifarsi una vita in Toscana con una compagna.

Il delitto di cui si macchiò Erika fu atroce ed efferato: inizialmente, con freddezza cercò di negare tutto. Da allora sono trascorsi 18 anni, ma gli ultimi 10 anni li ha vissuti fuori dal carcere e con il padre Francesco sempre accanto.

Don Mazzi, fondatore della comunità Exodus a cui era affidata la ragazza nel percorso di recupero, ha rivelato al settimanale OGGI in una lunga intervista per i suoi 90 anni, che Erika De Nardo ora si è sposata:Erika ha una nuova vita, si è sposata. Ha maturato la giusta consapevolezza sulla tragedia, quella che permette di continuare a vivere. Il padre è stato molto importante in questo processo”.

Il delitto ed il processo

Era il 21 febbraio del 2001 quando Erika De Nardo, 16enne, insieme all’allora fidanzato Omar, anche esso 16enne, uccise con 96 coltellate la mamma Susi Cassini ed il fratellino Gianluca, di 11 anni. Gli inquirenti ritrovarono la donna sul pavimento della cucina, mentre il figlio era nella vasca da bagno del piano superiore dell’abitazione.

Le forze dell’ordine furono allertate dalla stessa Erika che, attraverso una chiamata ai carabinieri, disse che era riuscita a sfuggire a degli sconosciuti che si erano introdotti in casa armati di coltello. La ragazza, mentre si trovava nella caserma dei carabinieri con Omar, venne filmata mentre mimava le coltellate e cercava di rassicurare il complice. I ragazzi vennero fermati e condotti in carcere.

Il tribunale dei minori nel dicembre del 2001 condannò Erika in primo grado a 16 anni di carcere ed Omar a 14. La sentenza viene confermata anche in Cassazione: per effetto dell’indulto e dello sconto di pena per buona condotta entrambi i ragazzi ottennero una riduzione del periodo di detenzione, fino al momento in cui tornarono in completa libertà, per Omar nel marzo 2010 mentre per Erika nel dicembre 2011.

Omar nel marzo del 2010 si trasferì insieme ai suoi genitori da Asti ad Acqui Terme, poi ha provato a ricostruirsi una vita in Toscana con una compagna. Erika è uscita dal carcere prima del dicembre 2011 poiché la sua pena si è conclusa nella comunità ex Domus di Don Mazzi, dove è rimasta anche alcuni mesi dopo il termine della sua condanna.

Durante tutto il periodo di detenzione, Erika si è diplomata e poi laureata in filosofia con 110 e lode e, all’interno della comunità, si occupava di volontariato. Durante tutti questi anni ha sempre avuto al suo fianco il padre Francesco, che non l’ha mai abbandonata nonostante fosse la colpevole dell’omicidio di sua moglie e del suo figlio minore.

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Cosa ne pensa l’autore
Daniela Marella

Daniela Marella - Sicuramente è normale che scontata la pena un colpevole torni a farsi una vita: trovo molto difficile, ma forse anche giusto, l'atteggiamento del papà che è passato sopra al dolore per l'atroce omicidio di sua moglie e di suo figlio per non perdere l'ultima persona che era rimasta della sua famiglia. Probabilmente, ha cercato di tenere unito quello che rimaneva del loro nucleo familiare. Detto ciò, io non credo che mi metterei mai con una persona colpevole di tali reati.

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Commenti
Fabrizio Ferrara
Fabrizio Ferrara

01 dicembre 2019 - 17:14:16

La formula di rito "finché morti non vi separi" sarà parsa particolarmente calzante...

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