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Ergastolo al mandante di Teresa Bonocore

Ergastolo per il mandante dell'omicidio di Teresa Bonocore, ribellatasi alla violenza di Enrico Perillo che aveva abusato di una delle due figlie della donna. La morte della donna dopo la scelta di costituirsi parte civile nel processo contro Perillo

Cronaca
Pubblicato il 25 febbraio 2014, alle ore 14:37

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Ergastolo al mandante di Teresa Bonocore

La condanna di Enrico Perillo all’ergastolo suona come una vittoria dello Stato, a detta dell’ex sindaco di Portici, paese di Teresa dove è stata uccisa nel settembre del 2010. La triste vicenda della donna, che aveva tirato in causa Enrico Perillo perché aveva abusato sessualmente di una delle sue figlie, ha profondamente segnato non solo la famiglia Bonocore, ma anche buona parte della città che si è stretta in maniera solidale alla donna. Ribellatasi alla violenza subita, Teresa si costituì parte civile nel processo contro Perillo, e a nulla sono valse le offerte di risarcimento offerte dalla Corte d’Assise nella condanna di primo grado del 2012, che destinava alle figlie una somma di 100 mila euro ciascuna e di 20 mila euro per gli avvocati.

Teresa voleva la condanna dell’uomo, e dunque continuò la sua battaglia fino all’ultimo, tanto da trovarne la morte per mezzo dell’omicidio. I colpevoli dell’assassinio di Teresa sono stati catturati nel giro di 24 ore, e condannati con un processo condotto con rito abbreviato. Il mandante dell’omicidio, ovvero Enrico Perillo, credeva di uscirsene a testa alta, ma non aveva previsto la caparbietà e la fermezza di una donna come Teresa che, appoggiata dalla ricerca per la verità e la giustizia, è riuscita a far emergere le prove a carico di Perillo. Con la morte di Teresa per omicidio Perillo sembra aver firmato la sua condanna a morte,  poiché tutte le prove imputate erano contro di lui.

La condanna di carcere a vita è stata confermata dalla Corte d’assise d’appello di Napoli, condanna scaturita da un corso inevitabile della giustizia che ha riconosciuto l’assoluta colpevolezza di Perillo. Tra le altre prove a carico dell’imputato è stata aggiunta anche quella del tentativo dell’uomo di incendiare lo studio dell’avvocato Maurizio Capuozzo, che in passato era stato difensore di Teresa Bonocore. L’annuncio dei difensori dell’imputato è stato quello di non fermarsi e di voler fare ricorso alla Cassazione, sperando che la condanna non sia tramutata e tanto meno revocata, perché il coraggio di questa mamma non sia stato sprecato, e che il suo esempio di far luce sulla verità sia d’esempio per tutta l’Italia.

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