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Eitan: accordo provvisorio tra le famiglie che se lo disputano

In sede di udienza del Tribunale di Tel Aviv le due famiglie che si contendono Eitan hanno provvisoriamente deciso di dividersi l'affido del piccolo tre giorni per ciascuna

Cronaca
Pubblicato il 23 settembre 2021, alle ore 17:15

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Eitan: accordo provvisorio tra le famiglie che se lo disputano

Nel corso della prima udienza presso il Tribunale di Tel Aviv è stato raggiunto un accordo tra le due famiglie che si contendono il piccolo Eitan: fino alla prossima udienza prevista per l’8 ottobre il piccolo resterà in Israele e starà tre giorni con la zia paterna e tre con la famiglia materna.

L’accordo raggiunto, hanno precisato i legali di entrambe le parti, “è volto a tutelare la privacy del bambino che in questo momento ha soprattutto bisogno di tranquillità. Non pubblicheremo nessuna informazione né sul contenuto dell’udienza né sulle condizioni di salute di Eitan e chiediamo alla stampa di fare altrettanto”.

Nessuno dei parenti del bambino ha rilasciato dichiarazioni al termine dell’udienza, così com’era stato convenuto. Tutti gli intervenuti apparivano molto provati dalla vicenda.

Aya Biran, la zia paterna di Pavia alla quale il piccolo era affidato prima di essere rapito dal nonno materno, ha ottenuto un permesso speciale per presenziare all’udienza essendo prevista per chi entra in Israele dall’estero la quarantena a causa del Covi-19. Ai giornalisti ha soltanto dichiarato: “Voglio vedere Eitan a casa il più presto possibile. Sono molto preoccupata”.

La famiglia paterna si è dichiarata ottimista sull’esito della vicenda e ha detto di “avere fiducia nella giustizia israeliana”. Il legale del nonno che porto il bimbo in Israele ha affermato che “la zia lo portò a casa senza la decisione del giudice subito dopo il ricovero in ospedale”.

Sara Carsaniga, l’avvocato italiano che difende Shmuel Peleg dall’accusa di sequestro di persona ha detto che il suo assistito “si è fidato di Aya e poi non ha più avuto la possibilità di frequentare il nipote come era giusto che fosse e come oggi ha deciso in modo paritario Israele

L’8 ottobre il Tribunale di Tel Aviv non discuterà dell’affidamento di Eitan perché è il Tribunale italiano che deve prendere questa decisione nell’udienza che si terrà il prossimo 22 ottobre.

Anche sulle cure a cui dovrà essere sottoposto il bambino, non c’è accordo tra le due famiglie. “C’è una grande difformità tra le due famiglie sull’idea di chi dovesse cercare di recuperare questo bambino che è politrauimatizzato e non c’è stata nessuna condivisione tra nonni e zii paterni sulla scelta del percorso terapeutico che avrebbe dovuto seguire” ha affermato ancora l’avvocato Carsaniga “avrebbero dovuto essere tutti i familiari a cercare di capire insieme cosa era meglio per Eitan”. 
Ma il buonsenso, evidentemente, ha fatto difetto a entrambe le famiglie la cui mente era forse offuscata da un altro tipo di preoccupazioni.

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Cosa ne pensa l’autore
Lucio Cattaneo

Lucio Cattaneo - Una decisione e un accordo salomonico quello convalidato dal Tribunale di Tel Aviv che non risolve il contenzioso sorto in seguito al rapimento del piccolo Eitan. C'è da sperare che il tempo porti consiglio e che da qui alla prossima udienza fissata per l'8 di ottobre le due famiglie in contesa raggiungano un accordo basato esclusivamente sul bene del piccolo.

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