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Dopo l’omicidio di Soumaila Sacko i migranti sono in rivolta contro Matteo Salvini

A San Ferdinando la tensione sale e la rabbia dei migranti è esplosa dopo l'omicidio del sindacalista Soumaila Sacko: roghi nella notte nel campo e cori contro Matteo Salvini.

Cronaca
Pubblicato il 6 giugno 2018, alle ore 00:34

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Dopo l’omicidio di Soumaila Sacko i migranti sono in rivolta contro Matteo Salvini

Nella piana di Gioia Tauro, Calabria, i lavoratori migranti hanno indetto uno sciopero dopo l’omicidio a San Calogero di Soumaila Sacko: è stato ucciso da alcuni colpi di fucile quando, assieme ad altri due connazionali, stava prendendo da una fabbrica in disuso alcune lamiere e del rame da utilizzare nella tendopoli di San Ferdinando.

La tragedia nasce da un contesto agghiacciante, che si trascina da anni, mai risolto: l’accampamento di San Ferdinando, più volte smantellato, dato alle fiamme e risorto, rappresenta la metafora estrema della fallacità del sistema di accoglienza italiano. La mafia complice e partecipe plaude, la manovalanza è disponibile, gratuita, alla portata.

Sacko, con permesso di soggiorno regolare, viveva nell’immensa e degradata baraccopoli di San Ferdinando, dove sopravvivono 1.500 extracomunitari impiegati nelle aziende agricole della zona. La protesta dopo la tragedia è esplosa in tutta la sua veemenza: un paio di cassonetti sono stati incendiati, un centinaio di immigrati hanno manifestato fuori dalla tendopoli aggregandosi in un corteo diretto verso il Comune di San Ferdinando. Matteo Salvini, al centro della contestazione, è stato imputato come il colpevole metaforico dell’omicidio: “Razzista, la colpa di tutto questo è tua. Siamo qui per lavorare, ma ci ammazzano come animali, ci picchiano, ci maltrattano solo perché siamo africani” hanno gridato a più riprese i migranti.

Aboubakar Soumahoro, dirigente del sindacato autonomo Usb, ha affermato: “Noi viviamo in questo clima. Un  ministro della Repubblica italiana ha dichiarato in questi giorni che è finita la pacchia. Ma noi non siamo mai stati in quella condizuione di parassita come lo è stato il suo partito politico perché per anni, e questo lo dice la magistratura, prendeva i contributi e li mandava guarda caso in Africa“.

Le indagini condotte dai Carabinieri di Tropea escludono la matrice razziale dell’esecuzione: la fabbrica era abbandonata da tempo, risulta assurdo ritenere che qualcuno volesse preservare la proprietà dal furto, gli investigatori credono che il migrante sia stato ucciso per una “invasione di campo”, una resa dei conti da parte della criminalità organizzata.

Salvini, nei giorni scorsi, aveva sostenuto che la pacchia dei clandestini è finita: “Vogliamo dire al ministro dell’Interno che la pacchia è finita per lui – ha sentenziato Soumahoro – Non per noi. Perché risponderemo. Noi risponderemo.” Sostiene che la pacchia per loro non esiste, fra i lavoratori, i braccianti, i lavoratori della logistica, dei servizi, della grande distribuzione organizzata, vi sono anche lavoratori italiani e migranti, famiglie, giovani e studenti senza presente né futuro. “Con la loro politica hanno saccheggiato le casse dell’Italia”.

Per il sindacalista la legge Bossi-Fini è schiavista, ingiusta, infame e il contratto di governo siglato tra Lega e M5S richiama gli anni bui sudafricani confermando una preoccupante deriva verso la discriminazione razzialeSoumahoro ha osservato che quando Salvini ha sostenuto che i bambini figli dei migranti sono come i suoi figli si è comporato da vero ipocrita, infame, perché nel contratto che ha sottoscritto con il M5S risulta evidente che i bimbi che andranno al nido non avranno gli stessi diritti: gli italiani posso accedervi, chi è migrante, ed ha un altro colore della pelle, no.

Il senatore del PD Francesco Verducci, ha attaccato duramente il ministro: “Soumali è stato ammazzato con un colpo di lupara alla testa, sparato da oltre 60 metri era un sindacalista impegnato a difendere braccianti suoi compagni, trattati come schiavi, pagati dai ‘caporali’ due ore l’ora per raccogliere agrumi a nero nella piana di Gioia Tauro“. Davanti a questa enormità, davanti all’uccisione di un sindacalista, Verducci si chiede dov’è il ministro dell’Interno Salvini e perchè non è in visita sul posto dell’agguato, secondo lui, il silenzio del Governo è assordante e vergognoso.

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Cosa ne pensa l’autore
Chiara Lanzini

Chiara Lanzini - La baraccopoli di San Ferdinando è una vergogna, un luogo deputato allo schiavismo, al lavoro nero, che sopravvive rigenerandosi, alimentandosi, con nuovi sbarchi. Il sistema di accoglienza italiano ha fallito miseramente incastrandosi nell'orrore di Mafia Capitale e in cooperative piovra pronte a suggere denaro. Occorrono dei cambiamenti, immediati, occorre sfuggire dal definitivo collasso.

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