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Milano

Donna di quarant’anni muore dissanguata durante un intervento

E' successo in una clinica del Milanese; una donna di quarant'anni è morta dissanguata durante un intervento di routine: un raschiamento a seguito di un aborto spontaneo.

Cronaca
Pubblicato il 1 ottobre 2019, alle ore 15:33

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Donna di quarant’anni muore dissanguata durante un intervento

Sarebbero tre i medici attualmente indagati per omicidio colposo, in correlazione alla morte di una donna di 40 anni che è deceduta durante un intervento di raschiamento dopo essersi dissanguata. L’intervento, solitamente considerato di routine, ha avuto luogo all’Ospedale Humanitas di Rozzano, nel Milanese. La donna è stata sottoposta ad un raschiamento, il quale si sarebbe reso necessario dopo un aborto spontaneo.

I medici, però, le avrebbero perforato l’utero causandole una grave emorragia. I dottori, quindi, avrebbero provveduto immediatamente a somministrare alla vittima una trasfusione di sangue, ma non avrebbero effettuato in breve tempo un’isterectomia, che le avrebbe salvato la vita.

A chiedere il rinvio a giudizio dei tre ginecologi è stato il Pm Mauro Clerici, professionista che ha seguito la denuncia del compagno della quarantenne deceduta il 12 Aprile dell’anno scorso. La donna, già madre di una bambina di quattro anni, presentò alcune complicanze della gravidanza, la quale si concluse con un aborto precoce e spontaneo, a nove settimane di gestazione. Su consiglio della ginecologa, la donna si recò presso l’Humanitas per un raschiamento, intervento previsto dalla prassi in questi casi.

Il raschiamento

L’intervento chirurgico, solitamente, non desta preoccupazioni: si svolge in anestesia totale e dura circa 15 minuti, viene eseguito in day hospital. Tra i rischi, che risultano comunque rari, c’è appunto la perforazione dell’utero.

Secondo quanto ricostruito dalle recenti indagini, in sala operatoria, l’intervento avrebbe causato un’importante emorragia che, però, i tre medici non sarebbero stati in grado di gestire in modo abbastanza tempestivo. Essi avrebbero proceduto con le trasfusioni delle sacche di sangue, ma senza capire che per salvare la donna sarebbe stato necessario asportare tutto l’utero in tempi brevissimi.

Quando avrebbero deciso di procedere con l’asportazione, però, era troppo tardi. A quel punto, non sarebbe più servito a nulla l’intervento dell’equipe chirurgica dell’Ospedale di Rozzano. Così, un intervento che doveva essere banale si è trasformato in una tragedia: Mauro Clerici ha chiesto il processo per i tre ginecologi che hanno seguito il caso.

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Cosa ne pensa l’autore
Laura Filippi

Laura Filippi - Sentendo parlare di casi di malasanità, che sia per incompetenza medica o semplicemente per "sfortuna", rimane sempre l'amaro in bocca: fondamentalmente si tratta di sapere che una morte poteva essere evitata. Per quanto si possa affermare che "errare è umano", certi mestieri hanno una responsabilità dove lo sbaglio non può essere contemplato.

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