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Detenuto cerca di avvicinare Vescovo con una lametta

Con un coltello rudimentale, un tunisino ha cercato di partecipare alla Messa in carcere celebrata dal Vescovo Boccardo. A fermarlo i controlli della Polizia Penitenziaria.

Cronaca
Pubblicato il 22 gennaio 2019, alle ore 14:00

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Detenuto cerca di avvicinare Vescovo con una lametta

La Polizia Penitenziaria ha fermato in tempo un tunisino che teneva nascosto un coltello rudimentale, probabilmente per colpire l’Arcivescovo monsignor Renato Boccardo, Arcivescovo di Spoleto-Norcia. Il fatto è successo il 12 gennaio 2019 poco prima della messa del Vescovo, in carcere tra i detenuti, in onore del patrono San Ponziano. 

Il tunisino ha destato un forte sospetto tra gli uomini della Polizia Penitenziaria a causa della sua insistenza a voler partecipare alla messa con il Vescovo e al suo tentativo di evitare i controlli degli uomini agli ordini del Comandante dell’istituto Marco Piersigilli all’ingresso della cappella. 

I controlli

Forse il tunisino non si aspettava che all’interno del carcere, prima di entrare nella cappella per la messa, venissero fatti dei controlli accurati, così ha cercato in tutti i modi di sottrarsene, ma è stato prontamente bloccato e neutralizzato dagli agenti. Il detenuto teneva con sè un coltello rudimentale, un rasoio fungeva da manico e una lametta, incastonata nella sua testa, completava l’arma.

Francesco Basentini, Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ha assicurato che per il tunisino “sarà disposto al più presto il trasferimento ad altro istituto, come previsto dalla circolare che ho emanato appositamente per i detenuti pericolosi e aggressivi”. Basentini ha espresso al Comandante dell’Istituto Marco Piersigilli e ai suoi uomini la sua profonda gratitudine per aver forse sventato, con prontezza, un evento che poteva essere tragico e dai possibili risvolti terroristici.

Secondo quanto riferisce l’Ansa, il tunisino è in carcere per aver commesso reati comuni “e non risulta noto come radicalizzato. Al momento non risultano fascicoli aperti sull’episodio da parte della procura di Spoleto”. La polizia penitenziaria sta eseguendo degli accertamenti su quanto accaduto.

Del rischio corso nel carcere, monsignor Boccardo, è stato informato solo al termine della messa dallo stesso Direttore dell’Istituto. Monsignor Boccardo, ha così riconosciuto e ringraziato gli agenti per l’efficienza.

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Dal carcere per reati comuni, come li chiamano, ad uno più severo, penso, per detenuti pericolosi e aggressivi. Prima non c'era nessuna traccia di radicalizzazione... in lui. Penso che il carcere faccia bene quando aiuta a riflettere, e si spera, a cambiare, ma se, al contrario inasprisce la persona, allora è solo una fredda struttura contenitiva... Complimenti agli agenti che devono ogni giorno stare nell'equilibrio non facile dell'umano e del "contenitivo"!

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