Dalla relazione annuale antimafia spunta indagine sui magistrati spiati

Il procuratore nazionale Roberti ha esposto la relazione annuale antimafia in Senato, affermando che la" mafia siciliana è sempre forte a Palermo, altro che balcanizzazione". Inoltre, cita Bologna tra 'terre di mafia', e riconosce a Roma realtà come quella di Carminati

Dalla relazione annuale antimafia spunta indagine sui magistrati spiati

Tra i punti salienti della Relazione annuale presentata al Senato dal procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, in presenza del presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi, c’è la tutta la situazione emersa che ha attestato come la ‘ndrangheta sia presente al Nord, e in particolare a Milano, e di come abbia raggiunto posizioni preminenti. Inoltre, è stato evidenziato come Gioia Tauro sia il porto dove approda la cocaina, mentre prolifera la mafia anche a Bologna e a Roma.

Franco Roberti ha detto:”Il tema dell’immigrazione clandestina si incrocia con il tema del terrorismo internazionale. Limmigrazione clandestina può alimentare, finanziare il terrorismo internazionale, questo è un rischio concreto e tangibile”. Roberti sottolinea anche come sia importante l’obbligo di iscrizione delle imprese che operano in settori ritenuti a rischio di infiltrazioni mafiose, e ribadisce che molta attenzione merita anche il problema inerente al cosiddetto “Protocollo fantasma“. Quest’ultimo è un esposto di competenza della Dd che deve accertare se alcuni magistrati sono effettivamente spiati da anni per conto di un soggetto misterioso.

Inoltre, l’arresto dei capi di Cosa nostra non ha interrotto l’esistenza della mafia, che anzi sta cercando di ricostituire il mandamento centrale, al cui vertice risulta ancora Totò Riina. La ‘ndrangheta invece è amministrata da una specie di consiglio di amministrazione che ogni volta elegge il suo “Presidente”. La ‘ndrangheta esercita il controllo completo attraverso la sua capacità intimidatoria, e riesce a condizionare la parte pubblica per raggiungere gli obiettivi.

Il Porto di Gioia Tauro è diventato la porta d’ingresso della cocaina in Italia, controllata dalla ‘ndrangheta, ma a Bologna è stata accertata l’esistenza di una matrice criminale che aveva messo le mani su appalti pubblici ed economici, ed era perfino entrata a livello istituzionale. Questa terra, una volta invidiata perché libera da ogni oppressione criminale, è stata invece ribattezzata “terra di mafia”, che trova in questa espressione la triste realtà.

Anche a Roma, dopo l’inchiesta di mafia capitale, è stata riscontrata l’infiltrazione della mafia e delle organizzazioni criminali nei settori economici e commerciali e anche nei servizi pubblici, perfino negli appalti. Massimo Carminati e la sua associazione hanno agito praticando usura, estorsioni, commercio di armi, e acquisizione di appalti in diversi settori a favore delle società che erano sotto il controllo dell’organizzazione.

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