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Covid-19, inchiesta Repubblica: "Nelle RSA personale sanitario rifiuta il vaccino"

Si tratta di una categoria di lavoratori molto colpita durante la pandemia dall'infezione da coronavirus Sars-CoV-2, sindacati e associazioni sostengono che chi rifiuta la vaccinazione dovrebbe essere allontanato dal posto di lavoro.

Cronaca
Pubblicato il 27 dicembre 2020, alle ore 13:42

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Covid-19, inchiesta Repubblica: "Nelle RSA personale sanitario rifiuta il vaccino"

Nella giornata di oggi 27 dicembre in tutta Europa si sta svolgendo il cosiddetto “Vaccine Day”, ovvero una giornata, la prima di una lunga serie, in cui operatori sanitari, medici e infermieri verranno sottoposti alla vaccinazione contro il coronavirus Sars-CoV-2. In Italia la campagna è partita questa mattina presto all’ospedale Lazzaro Spallanzani di Roma, poi sta proseguendo, con orari differenti, in tutte le regioni.

Nelle ultime settimane i sindacati di categoria e le stesse autorità sanitarie hanno raccolto le adesioni presso il personale sanitario, in modo che dai primi giorni di gennaio possa partire la vaccinazione di massa. Ma se negli ospedali la maggior parte dei medici ha accettato di sottoporsi al vaccino anti Covid, non è così nelle Rsa (residenza socio sanitarie per anziani).

Qui infatti molti operatori hanno rifiutato di sottoporsi al vaccino, portando ciascuno le proprie motivazioni. Alcuni di loro si sono dichiarati apertamente no-vax, mentre altri hanno semplicemente dichiarato che non ci sarebbero molte informazioni sul vaccino prodotto da Pfizer in quanto quest’ultimo è stato prodotto con tempi molto brevi. Il quotidiano Repubblica su ciò ha effettuato un’approfondita inchiesta giornalistica, che ha confermato tale dato. Nelle Rsa in pochissimi hanno infatti scelto di ricevere il vaccino contro il coronavirus.

Una questione delicata

Quella del vaccino anti Covid è una questione abbastanza delicata, in quanto Covid-19 è un’emergenza sanitaria pubblica di livello globale, per questo serve che la maggior parte della popolazione si vaccini contro questa malattia. In Piemonte, secondo i dati emersi durante l’inchiesta del quotidiano italiano, almeno il 70% degli operatori che lavora nelle Rsa ha rifiutato di sottoporsi alla vaccinazione e neanche nelle altre regioni le cose vanno meglio. 

Basti pensare a quanto accade nel Lazio, dove molti sanitari che lavorano nelle strutture di assistenza per anziani hanno detto “no” al vaccino contro il Sars-CoV-2. Una situazione che però migliora in Toscana, dove molti operatori hanno deciso di sottoporsi alla vaccinazione per il bene di tutti. I risultai generali sono però sconfortanti e su ciò si sta discutendo che cosa fare. Lo stesso Governo ha sottolineato che la vaccinazione non dovrà essere obbligatoria, ma le associazoni di categoria e lo stesso Ministero della Salute ritengono che chi lavora nelle strutture sanitarie debba essere obbligato a ricevere la cura. 

I sindacati di medici e infermieri, ma anche degli operatori che lavorano all’interno delle Rsa, stanno spingendo per decisioni estreme, affermando che chi non riceve il vaccino anti Covid debba essere allontanato dalle strutture, in quanto potrebbe rappresentare un pericolo per sè e per gli altri ospiti delle struttute. Linfezione da Sars-CoV-2 colpisce infatti in maniera brutale gli anziani, a cui spesso causa conseguenze fatali.

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Cosa ne pensa l’autore
Federico Sanapo

Federico Sanapo - Un brutto segnale quello che arriva dalle Rsa, dove il personale sanitario non vorrebbe vaccinarsi contro il Covid-19. Si tratta di una questione molto importante e di sanità pubblica. Tali decisioni adesso saranno discusse dagli organi competenti e non è escluso che si arrivi a decisioni drastiche per chi non vorrà vaccinarsi. Ne va della salute di tutti noi.

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