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Coronavirus, Veneto: Zaia chiede di tracciare i movimenti dei telefonini

Sul modello della Corea del Sud, dove i focolai si sono spenti tracciando le persone, Zaia chiede una legge. Compagnie telefoniche italiane disponibili a fornire tutti i dati.

Cronaca
Pubblicato il 19 marzo 2020, alle ore 08:20

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Coronavirus, Veneto: Zaia chiede di tracciare i movimenti dei telefonini

Un’ottima soluzione” per limitare la diffusione del coronavirus potrebbe essere quella di tracciare i movimenti delle persone attraverso i cellulari: ad affermarlo è il governatore del Veneto Luca Zaia. L’unico ostacolo potrebbe derivare dalla privacy superabile, data l’emergenza, con un provvedimento. 

Gli operatori telefonici si son già detti disponibili a fornire i dati sulla mobilità dei clienti alle autorità, garantendo di rispettare tutte le normative europee vigenti a tutela della sicurezza e della privacy delle persone come predisposto nel GDPR. 

Esperienze di tracciabilità all’estero

In Israele la popolazione è controllata dai servizi segreti, lo Shin Bet, negli spostamenti utilizzando un vecchio database, del 2002, già utilizzato per contrastare il terrorismo. Il database traccia e raccoglie gli spostamenti di tutti coloro che posseggono un telefonino agganciato alla rete telefonica israeliana. Il premier Netanyahu ha chiesto di poter accedere ai dati per 30 giorni. Il Parlamento ha acconsentito.

Più invasivi i metodi cinesi che con la crescita esponenziale dei contagi è partita al cyber-contrattacco“, si legge in tgcom24.it. Droni e telecamere con software di riconoscimento facciale sono stati posizionati nelle zone focolaio per rintracciare chi non indossasse l’obbligatoria mascherina. Pechino ha acconsentito anche alla creazione di una app che attinge direttamente ai dati presenti nel database del governo. Nel database sono compresi i trasporti così che se una persona si è incontrata con una persona positiva, una notifica l’avvisa di isolarsi e di sottoporsi al tampone.

In Corea del Sud è stato scelto di non chiudere le città affidandosi al mondo digitale. La maggioranza dei cittadini ha scaricato una app per smartphone che tracciava i movimenti di ciascuno. Quando una persona risultava infetta, gli spostamenti fatti negli ultimi 14 giorni venivano immediatamente caricati in un database e una notifica avvisava tutti gli iscritti. A questi non restava altro che fare un tampone di prevenzione. La scelta è stata vincente, come riferisce Internazionale.it, che scrive: “Il primo caso nel paese è stato segnalato il 20 gennaio del 2020. Il 14 febbraio i casi confermati erano 28“.

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Penso che la notifica dell'app non dica nome e cognome della persona infetta, ma solo che è risultata positiva al covid-19, ed essere informata di questo incrocio non mi pare una cosa negativa. La privacy, secondo me, resta al coperto. Tutto il resto: GPS, carte di credito, acquisto medicinali con ricetta, sportelli CUD, ecc, è già tracciato.

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