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Coronavirus: triplicata la letalità. Mortalità passata dal 2 al 7%

Mortalità in Italia in media doppia o tripla rispetto altri Paesi. In soli 15 giorni passata dal 2 al 7%. Si muore di più nelle province più colpite: Bergamo oltre il 9%, Piacenza al 10%. Sanità al collasso: il 47% dei contagiati necessita di ricovero.

Cronaca
Pubblicato il 16 marzo 2020, alle ore 00:35

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Coronavirus: triplicata la letalità. Mortalità passata dal 2 al 7%

I dati sono impietosi e parlano chiaro: in soli quindici giorni la letalità del virus è cresciuta dal 2% al 7%, ovvero si è più che triplicata e a Bergamo, provincia maggiormente colpita con i suoi 2.864 contagiati e 261 decessi, è addirittura del 9,11%. Lo stesso fenomeno si verifica nelle altre province più colpite. Più dilaga il contagio, più la mortalità sale. A Piacenza ad esempio chi si ammala ha il 10% di possibilità di morire.

Sono i dati di una sanità al collasso. In un Paese dove la maggior parte dei contagiati si concentra in un numero ristretto di province, gli ospedali scoppiano e la mortalità sale.

Se confrontiamo inoltre il dato della mortalità con quella degli altri stati, risulta chiaro che in Italia la letalità del virus è la maggiore in tutto il mondo e superiore in media di due o tre volte a quella degli altri Paesi. Si riportano i seguenti esempi:

Paese – Contagiati – Morti – %letalità del virus (I dati risalgono al 13/03/2020)

Cina 80.815 3.177 3,93%

Italia 17.660 1.266 7,17%

Corea del Sud 7.979 71 0,89%

Dall’analisi dei numeri emerge inoltre un altro dato che dovrebbe farci preoccupare. A oggi su un totale di 17.750 positivi al virus, ben 8.372 sono quelli ricoverati che hanno avuto necessità di accesso alle cure ospedaliere. Essi costituiscono il 47% dei casi. Oltre 8 mila sono quelli ricoverati in terapia intensiva e che hanno avuto necessità di essere intubati. Sono percentuali troppo alte, anche per un Paese la cui sanità è considerata tra le prime al mondo.

Forse in una situazione del genere converrebbe prendere spunto dalla Cina che è riuscita ad arginare il contagio anche grazie ad un’applicazione installata sui cellulari dei propri cittadini. Essa, registrando i dati personali delle persone e monitorandone gli spostamenti, ha permesso la creazione di un complesso sistema di monitoraggio che individua i focolai del virus e le persone che ne sono venute a contatto. In questo modo, è stato possibile identificare selettivamente chi doveva andare in quarantena e chi invece poteva andare al lavoro.

 
sono quelli ricoverati che hanno avuto necessità di accesso alle cure ospedaliere. Essi costituiscono il 47% dei casi. Oltre 8mila sono quelli ricoverati in terapia intensiva e che hanno avuto necessità di essere intubati. Sono percentuali troppo alte, anche per un Paese la cui sanità è
 
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Cosa ne pensa l’autore
Francesca Bertolini

Francesca Bertolini - Ad aggravare il quadro già dalle tinte fosche, vi è l'errata convinzione di alcuni che tali dati siano da attribuirsi per lo più all'elevata popolazione di anziani che popola il Bel Paese. Il dato è senz'altro reale, ma va fin qui precisato che la stessa non supera dell'uno/due percento quella degli altri stati dell'unione, e comunque tale popolazione era già presente il primo marzo, quando la mortalità era ancora del 2%. Tale convinzione, totalmente infondata, porta alcuni a comportamenti sconsiderati che mettono a rischio la propria e l'altrui salute. Le informazioni percentuali sono state ricavate partendo dai dati presenti sul sito dell'OMS.

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Commenti
Laura Filippi
Laura Filippi

16 marzo 2020 - 10:24:32

E' spaventoso...

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Francesca Bertolini
Francesca Bertolini

16 marzo 2020 - 12:14:04

Ancora troppi sottovalutano il problema...

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