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Coronavirus, picco dei contagi previsto tra una settimana

Tra una settimana il picco dei contagi, poi la discesa, ma sarà evidente solo a fine aprile. Finché non ci sarà "una cura specifica e un vaccino" non ci sarà la normalità.

Cronaca
Pubblicato il 30 marzo 2020, alle ore 11:27

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L’incremento percentuale giornaliero dei soggetti positivi, pur con un valore numerico che aumenta ancora, evidenzia un rallentamento della crescita“, con queste parole il virologo dell’Università degli Studi di Milano, Fabrizio Pregliasco, intravvede a breve il picco dell’epidemia da Coronavirus, in Italia, una fase che spaventa, ma che segna anche l’inizio della discesa del numero dei contagi.

Il virologo Pregliasco, in Il dibattito del Corriere della Sera, ha riferito che il picco dell’epidemia “si verifica quando si raggiunge il valore massimo di nuovi casi in un giorno“, dopo di che il valore scende. Un segnale di successo atteso da tutti dopo aver messo in atto le tante attenzioni imposte dalle politiche di contenimento. Pregliasco ha spiegato che le restrizioni hanno cercato di “flettere la curva dell’epidemia e ha preso come esempio una montagna che pian piano diventa una collina per poi trasformarsi in un altopiano.

Ancora non si sa quando la montagna raggiungerà il picco, ma la sua crescita sta rallentando. Di fatto il picco è stato volutamente spostato in là, ottenendo un andamento quasi piatto grazie alle restrizioni, questo ha dato il tempo necessario al servizio sanitario di mettere in atto strategie per affrontare la situazione.

Anche Walter Ricciardi, del Comitato esecutivo dell’Organizzazione mondiale della sanità e consigliere nel ministero della Salute, ha affermato: “più che di picco si parla di appiattimento della curva epidemica e, se le misure saranno rispettate, abbiamo la ragionevole possibilità di avere invertito il trend”.

Per almeno un’altra settimana, ha riferito Pregliasco i positivi aumenteranno di circa 5.000 ogni giorno e i decessi quotidiani saranno ancora 500-600, fotografia della settimana precedente, quando è iniziato il loro peggioramento. Soltanto tra una settimana si potrà capire se le scelte restrittive stanno funzionando.

I numeri aiutano a capire la curva, ma “hanno diversi margini di errore” ha affermato Pregliasco aggiungendo che non possono essere certi se non a ridosso “un po’ come avviene per le previsioni del tempo“. Sulla questione proiezioni Ricciardi aggiunge che “Nessuna istituzione seria vuole fare previsioni che non siano assolutamente certe“.

Passerà questa epidemia e con lentezza si tornerà alla normalità, ma per almeno uno-due anni mascherine e disinfettanti per le mani faranno parte del kit da avere sempre a disposizione. L‘assoluta normalità ha assicurato Ricciardi sarà possibile “quando avremo una cura specifica e un vaccino“, ma non sarà immediata.

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Trovata la cura e il vaccino si andrà verso la normalità, ma penso che nulla sarà come prima, per diversi motivi. Questo periodo ha insegnato che si può lavorare, studiare, insegnare, incontrarsi e anche pregare da casa; ha insegnato ad usare la tecnologia, a rinunciare a tante uscite e a cose non necessarie. Ha insegnato ad essere uniti, obbedienti, ha proclamato che la "vita" è un valore, un dono da curare e rispettare.

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