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Coronavirus: medico benedice un moribondo e gli mette in mano il Rosario

È successo nell'ospedale di Bergamo, nel reparto infettivi dove sacerdoti e parenti non possono entrare. Un medico, Mario, forte delle parole del vescovo Beschi, è stato accanto a un anziano dandogli "l'ultima carezza".

Cronaca
Pubblicato il 25 marzo 2020, alle ore 08:47

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Coronavirus: medico benedice un moribondo e gli mette in mano il Rosario

Stia vicino a nostro padre, gli porti la nostra carezza e quella del Signore“, con queste parole calde nel cuore, Mario, medico in prima linea nella lotta contro il Covid-19 è rimasto accanto a quel padre tanto amato, suo “fratello”. Il camice bianco che indossa lo porta, insieme a tanti altri “medici-eroi“, nelle sale di rianimazione dell’ospedale di Bergamo, dove le persone sono molto gravi e il rischio di contagio, spesso, non è solo una possibilità. 

Mario, si legge in Aleteia online che fa spesso riferimento a Il Giornale, è un cattolico convintoanche se non assiduamente praticante“. Ciò che muove davvero, si sa, è la convinzione di una cosa, questa non ferma nessuno, così Mario, colpito dalle parole di monsignor Francesco Beschi, ha deciso di mettere in pratica quanto il Vescovo aveva suggerito: dare “un’ultima carezza” ai malati benedicendoli, se lo desiderano e se non c’è la possibilità di far avvicinare un sacerdote per l’estrema unzione.

Lunedì, 23 marzo, Mario ha riferito che si è trovato proprio nella situazione di accompagnare un anziano all’incontro con il Signore dandogli “l’ultima carezza“. L’uomo, ricoverato da tre giorni, e sempre più grave, era rimasto solo nel “suo altare“, un letto nella corsia di un ospedale stremato. Di qui la richiesta dei figli a Mario, di farsi “sacerdote“, “figlio” e “fratello” negli ultimi istanti di vita della persona amata. 

Il medico ha raccontato cosa è successo in quegli ultimi istanti di vicinanza tra due credenti, medico e malato: “Ci siamo raccolti in preghiera. Abbiamo recitato in silenzio un Padre Nostro e un’Ave Maria. Gli ho messo un rosario nella mano destra e gli ho tenuto stretta la mano sinistra. Ci siamo guardati. Lui mi ha sorriso”, così almeno è parso al medico, e continua: “Poi gli ho fatto un segno della croce sulla fronte. E sono andato via“.

In una battuta che non ha bisogno di tante altre parole il medico Mario ha affermato: “È stata la notte più brutta, ma anche più bella, della mia vita“. Nessuno può entrare nei reparti infettivi, questo è drammatico, ha spiegato il Medico. Per i malati è uno “strazio umano e psicologico” morire “senza l’estremo conforto dei propri cari“: è questa “un’angoscia che lascia un senso di vuoto incolmabile” assicura il medico cristiano.

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - In forza del battesimo ogni cristiano è re, profeta e sacerdote. Penso che questo sia l'esempio di come un laico possa essere anche sacerdote, ossia colui che intercede con la preghiera e offre a Dio, anche a nome di altri, quanto la vita sta chiedendo. Mario, il medico cristiano, ha vissuto la notte più faticosa della sua vita perché ha visto morire un uomo che ha saputo regalargli la notte più bella con il sorriso rasserenante ritrovato grazie a quella mano, a quei granellini del rosario, a quelle preghiere, a quel segno di croce sulla fronte.

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