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Coronavirus, lettera-appello di un’infermiera al premier Conte sul bonus di 100 euro

Una giovane infermiera marchigiana ha scritto una lettera molto dura ed emozionante al premier Giuseppe Conte, criticando l'iniziativa del bonus di 100 euro accordato ai sanitari.

Cronaca
Pubblicato il 22 marzo 2020, alle ore 18:56

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Coronavirus, lettera-appello di un’infermiera al premier Conte sul bonus di 100 euro

L’emergenza Coronavirus è la crisi più difficile che l’Italia sta vivendo dal secondo dopoguerra. Mentre il premier Conte lancia appelli alla popolazione a resistere, la situazione continua a peggiorare e il sistema sanitario è allo stremo. A testimoniare il grande impegno e gli sforzi fatti dai sanitari in queste ultime settimane è Michela Venturi, la 39 anni infermiera marchigiana che è in prima linea per curare i pazienti contagiati e ospedalizzati nel nosocomio di Senigallia.

Nelle ultime ore l’infermiera di Fano si è resa protagonista di un gesto che ha destato l’interesse della cronaca: infatti la Venturi ha inviato una lettera-appello al premier Conte, subito dopo la notizia della decisione di erogare un bonus di 100 euro ai lavoratori sanitari in servizio nel mese di marzo; una missiva condivisa sui social, che ha colpito il popolo del web, diventando quindi virale nel giro di poco. 

Lettera-appello di un’infermiera al premier Conte

La Venturi inizia la sua missiva scrivendo di aver appena terminato il turno della notte, passato a curare i pazienti contagiati da Coronavirus. L’infermiera poi prosegue il suo sfogo dicendo di aver letto la bozza del decreto emanata in questi ultimi giorni per contrastare l’emergenza, e a colpirla di più è stata la parte dei 100 euro di premio agli operatori sanitari, esentasse.

Dopo aver ringraziato Conte, l’infermiera lancia il suo affondo: “Vorrei dirle che io non li voglio” – quindi la Venturi ha aggiunto – “i miei turni vanno dalle 7 alle 10 ore….durante i quali non bevo e non mangio perché ho paura che con un solo gesto sbagliato e fatto in un piccolo momento di distrazione, io mi possa infettare e di conseguenza infettare altre persone“. 

I momenti di sconforto si susseguono e fanno inumidire e affiorare le lacrime agli occhi della giovane infermiera marchigiana, ma lei non molla e rimane in piedi a fare il suo lavoro. Dover mantenere le distanze con i propri familiari per paura di contagiare, non sapendo se si è a propria volta infetti, perché ai sanitari non si fa il tampone, è una cosa che è difficile da accettare.

La Venturi aggiunge che prima poteva considerarsi una donna carina e in ottima salute, positiva grazie ad una vita sana, ma oggi la situazione è cambiata perché ha il viso cadente dalla stanchezza, e il sorriso si è spento. Sorridere oggi le costa fatica perché le fa male la faccia e il cuore, la fronte segnata dagli occhiali protettivi ed ancora il naso sormontato da una bozza rossa e dolente anche solo se la sfiora.

Ma non è finita, il suo zigomo sinistro è edematoso, è ha compromesso anche l’occhio sinistro e le è pure venuta la cistite, perché è stressata, disidratata e mangia pure male. Quello che ha rappresentato l’infermiera nella sua missiva è lo specchio di quanto si riscontra anche in altri operatori sanitari in prima linea.

 La vita dei medici ed infermieri in questo momento è dura, quindi la Venturi lancia un nuovo attacco al premier, dicendo: “Lei non sa niente, Voi non sapete niente perché Voi non fate il nostro lavoro e questo lo dimostra il fatto che ci proponete come premio 100 euro per il mese di marzo“. L’infermiera spiega il motivo del suo rifiuto, dicendo che nonostante lei abbia un lavoro pagato 1500 euro al mese – notti e festività comprese – il suo lavoro vale molto di più di 100 euro.

Il non poter bere e mangiare, farsi la pipì addosso per paura di togliere la tuta di protezione in modo sbagliato, e quindi rischiare un contagio, vale più di 100 euro. L’unica cosa che chiede l’infermiera al premier è che finita con questa emergenza non si scordasse più del comparto sanitario, migliorandone la parte economica e non solo. 

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Cosa ne pensa l’autore
Tiziana Terranova

Tiziana Terranova - Concordo pienamente con quanto detto dall'infermiera marchigiana. Ma come si può pensare di dare una mancia di 100 euro a persone che stanno facendo cose disumane per salvare vite umane? Spesso senza neanche i dispositivi di protezione individuale, cosa che li espone quindi ad un concreto rischio di contrarre il coronavirus.

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