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Coronavirus: gli ospedali di Brescia sono al collasso

A Brescia la situazione coronavirus sta precipitando: gli ospedali sono al collasso e la Regione si prepara ad approvare l'allestimento di nuovi reparti con 250 posti letto presso il Polo fieristico della città.

Cronaca
Pubblicato il 11 marzo 2020, alle ore 12:01

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Coronavirus: gli ospedali di Brescia sono al collasso

Lo scenario è surreale: i messaggi di medici e infermieri che girano sui social sono quasi intimidatori e in ognuno di essi si ripete la stessa frase: “state a casa!” Non è un invito, non è un consiglio, è un obbligo, perché gli ospedali stanno collassando a causa del costante aumento dei casi di contagio da coronavirus: in Lombardia sono saliti a 4.427, dei quali 1.200 a Brescia, dove il bilancio dei morti è arrivato a 91.

Intanto la Regione discute l’approvazione di un progetto per la creazione di un ospedale temporaneo presso il Polo Fieristico della città. Progetto che prevede l’allestimento di un maxi reparto con 250 posti letto dove accogliere le persone infettate dal Covid-19: 150 saranno destinati alla degenza ordinaria e altri 100 alla terapia intensiva.  Il via libera è previsto per la giornata di oggi, mercoledì 11 marzo.

L’assessore al Welfare, Giulio Gallera, ha inoltre annunciato l’assunzione con contratti a tempo determinato di 400 operatori tra medici specializzandi e infermieri.

Negli ospedali i protocolli cambiano di ora in ora, e si lavora in un clima di isteria collettiva tra pazienti e personale, allo stremo delle loro forze e con il rischio costante di contagio. La mancanza di risorse, è la denuncia constante, riguarda non solo le mascherine, ma anche le risorse umane, letti e respiratori per i casi gravi. Oltre alla preoccupazione per la malattia, ciò che complica il loro lavoro è il sovraffollamento degli ospedali.

Sono giorni in cui il nostro senso civico viene messo alla prova. Come in ogni epidemia, l’obiettivo iniziale è stato il contenimento, cosa che si è rivelata inevitabile: il Covid-19 si è diffuso in più di 100 paesi e il numero è in costante aumento. La cosa più importante ora è prevenire che si propaghi tanto rapidamente, rallentarlo per evitare la saturazione del sistema sanitario.

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Cosa ne pensa l’autore
Rita Piras

Rita Piras - Tutti siamo chiamati a dare in nostro contributo, stando a casa, lavorando da casa, facendo donazioni. La partecipazione di tutti è indispensabile perché le misure imposte dai governi diano i loro frutti. Non stringere la mano a un conoscente non è una mancanza di educazione ma un segno di responsabilità. L'isolamento e la chiusura di ogni attività avrà conseguenze economiche, ma l'alternativa è sicuramente peggiore in termini di vite umane!

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