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Coronavirus: dimesso Mattia, il “paziente uno”. Ecco la sua testimonianza

È tornato a casa il 38enne di Codogno, primo italiano contagiato dal COVID-19. “Da questa malattia si può guarire ma bisogna stare a casa”. Suo papà non ce l’ha fatta, la moglie tra qualche giorno darà alla luce la loro prima figlia

Cronaca
Pubblicato il 24 marzo 2020, alle ore 00:02

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Coronavirus: dimesso Mattia, il “paziente uno”. Ecco la sua testimonianza

Per il secondo giorno consecutivo il numero dei nuovi contagi al COVID-19 è in calo, aprendo uno spiraglio di luce in questa emergenza sanitaria che sta mettendo a dura prova tutto il popolo italiano. Per verificare se questo trend è veramente il segnale che le misure di contenimento decise dal Governo, e rispettate da gran parte degli italiani, stanno dando i loro frutti, occorrerà attendere ancora qualche giorno e mantenere alta la guardia.

Una notizia sicuramente positiva arriva dal Policlinico San Matteo di Pavia con la dimissione di Mattia, il 38enne di Codogno, primo italiano contagiato dal coronavirus. L’uomo, dopo un mese di ricovero, durante il quale le sue condizioni erano apparse gravi, ha superato la malattia e ha fatto ritorno a casa, dove ha trovato ad aspettarlo sua moglie Valentina, che tra qualche giorno partorirà la loro primogenita. Purtroppo non potrà vedere la nipotina Moreno, padre di Mattia, deceduto qualche giorno fa.

Appena uscito dall’ospedale, Mattia ha voluto raccontare la sua esperienza, iniziata con il ricovero all’Ospedale di Codogno e il successivo trasporto al Policlinico San Matteo di Pavia, dove ha trascorso 18 giorni intubato in terapia intensiva, prima di essere trasferito nel reparto di malattie infettive, quando le sue condizioni di salute sono migliorate.

“È difficile dopo questa esperienza fare un racconto di quello che mi è successo”, le prime parole dell’uomo che, dopo la fase critica, ricorda il trasferimento in terapia subintensiva: “Ho ricominciato ad avere un contatto con il Mondo reale e fare la cosa più semplice e bella: respirare”.

Mattia con il racconto del suo calvario, ha cercato di sensibilizzare tutti a restare a casa: “Da questa mia esperienza le persone devono capire che è fondamentale stare in casa, la prevenzione è indispensabile per non diffondere l’infezione. Questo può significare anche allontanarsi dai propri cari e dagli amici perché non sappiamo chi può essere contagioso”.

L’uomo ha dichiarato di essere stato molto fortunato, perché ci sono state le condizioni per curarlo, mentre adesso potrebbe non essere più possibile per la carenza di medici, personale e mezzi.

“Da questa malattia si può guarire”, il messaggio di speranza di Mattia che ha ringraziato il personale sanitario dell’Ospedale di Codogno e del San Matteo di Pavia che “Con la loro professionalità mi hanno permesso di tornare a vivere”.

Infine l’invito a tutti i media di rispettare la sua privacy e quella della sua famiglia, che vorrebbe dimenticare questa brutta esperienza e tornare alla normalità.

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Cosa ne pensa l’autore
Costantino Ferrulli

Costantino Ferrulli - Tra le tante notizie negative, la storia di Mattia deve essere presa come un segnale di speranza, per venir fuori da questa emergenza sanitaria. L’uomo qualche settimana fa sembrava non dovesse sopravvivere e invece oggi è fuori pericolo pronto ad abbracciare la figlia che tra qualche giorno verrà alla luce.

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