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Torino

Coronavirus, a dicembre il virus era già presente nelle città di Torino: lo dimostra il risultato dell’analisi dell’acqua

L'Istituto Superiore di Sanità ha fatto un'analisi delle RNA: quest'analisi contrasta ciò che dichiarò il Piemonte un mese fa ("nelle acque non vi è alcun virus"), visto che dall'analisi odierna risulta che il virus era presente nelle acque da dicembre.

Cronaca
Pubblicato il 20 giugno 2020, alle ore 10:46

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Coronavirus, a dicembre il virus era già presente nelle città di Torino: lo dimostra il risultato dell’analisi dell’acqua

Dalle indagini condotte in questi giorni è emerso che a Torino il coronavirus circolava già da molto tempo prima che all’Amedeo di Savoia venisse ricoverato il primo paziente (il 22 febbraio).

Nel mese di dicembre vi furono parecchi casi di polmonite interstiziale le cui caratteristiche, a posteriori, sono compatibili con la sintomatologia del coronavirus. Recentemente è stata condotta un’analisi sui dei campioni di acqua prelevati nei depuratori dei centri urbani del nord Italia: l’obbiettivo di quest’analisi è stato ottenere dei dati utili per capire da quando tempo il coronavirus circolava tra la popolazione.

L‘Istituto Superiore di Sanità, con la collaborazione della Smat (l’azienda Torinese delle acque), ha condotto un’indagine dalla quale è emersa, nelle acque di scarico dell’area metropolitana Torinese, la presenza di tracce di coronavirus. In 14 dei 40 campioni raccolti da dicembre 2019 a febbraio 2020 è stato trovato il Covid-19, e molte città italiane tra cui Torino, Milano e Bologna sono risultate con acque contagiate dal Covid-19. Alcuni dei soggetti responsabili di questa indagine sono:

  • Luca Lucentini, direttore del “Reparto di Qualità dell’Acqua e della Salute dell’Istituto Superiore della Sanità”;
  • Giuseppina La Rosa, responsabile del reparto di “Qualità dell’Acqua e Salute del Dipartimento di Ambiente e Salute dell’Istituto Superiore della Sanità”;
  • Elisabetta Suffredini, responsabile del dipartimento di “Sicurezza Alimentare, Nutrizione e Sanità Pubblica Veterinaria”

Tutti i responsabili sopracitati hanno dichiarato che dal 2007 vengono svolte regolarmente attività di ricerca virologica ambientale. Tale indagine avviene raccogliendo ed analizzando i campioni di acque reflue prelevate all’ingresso degli impianti di depurazione.

L’indagine

Giuseppina La Rosa racconta che sono stati analizzati 40 campioni d’acqua e di questi ben 24 campioni sono stati prelevati da settembre 2018 a giugno 2019. Questi 24 campioni hanno permesso di escludere con certezza la presenza del Covid-19 nel suddetto periodo. L’assenza del virus dai 24 campioni è stata confermata da due diversi laboratori con differenti metodiche di analisi. 

Delle analisi dei Campioni prelevati, a Torino e Milano, il 18 dicembre 2019 è emersa la presenza di RNA di Sars-Cov-2, ossia tracce di coronavirus. La presenza del virus è stata rilevata anche nei mesi successivi ossia a gennaio e febbraio 2020. Siccome i campioni di ottobre e novembre 2019 hanno escluso completamente la presenza del virus si può affermare che a Torino il virus ha iniziato a circolare a dicembre 2019. L’Istituto Superiore della Sanità afferma con certezza che in Italia, soprattutto a Torino Milano e Bologna, il coronavirus circolava già alla fine di dicembre 2019 e cioè prima della scoperta del paziente 1. Questo dato fortifica i dubbi emersi dai pazienti ospedalizzati in Francia a dicembre 2019 in cui si riscontravano sintomi compatibili con il Covid-19.

Il primo campione di acqua risultato positivo per coronavirus a Torino risale alle 18 dicembre: questo permette in modo inconfutabile di capire che il virus il 18 dicembre era già presente nel Torinese ossia molto tempo prima del paziente 1. Questo dato va in contrasto con la dichiarazione dell’Arpa, agenzia regionale per l’ambiente, che il 7 maggio aveva dichiarato che nelle acque Torinese “non ci sono segni di coronavirus”.

La prima nazione ad aver scoperto la presenza del Covid-19 nelle acque è stata la Francia: anche Torino aveva effettuato la ricerca del virus nelle acque attraverso un’indagine dell’ARPA. Per fare l’indagine erano stati utilizzati campioni ottenuti utilizzando la centralina del Lingotto e gli scarichi dell’acqua reflua e dei depuratori Smart. I ricercatori dell’Amedeo di Savoia e del San Luigi di Orbassano avevano escluso la presenza del Covid-19, ma lo studio dell’Istituto Superiore di Sanità dichiara una situazione opposta.

Visto che le analisi non concordano Lucia Bonadonna, direttrice del dipartimento di ambiente e salute dell’Istituto Superiore di Sanità, ha proposto un’azione al ministero della Salute per iniziare una rete di sorveglianza sul coronavirus nelle acque reflue e si augura che già da luglio venga avviato uno studio pilota in modo da poter sorvegliare su tutta la nazione l’evolversi della situazione individuando eventuali casi di criticità.

Luca Lucentini dice che le differenze nei risultati delle analisi sui campioni sono causate da una diversa metodologia di indagine, e per questo ritiene che sia indispensabile standardizzare i metodi con cui vengono analizzati i campioni poiché sulle analisi incidono molte variabili che possano influire positivamente o negativamente nei risultati e, per questo, Arpa e Ispra inizieranno a creare una rete di sorveglianza insieme.

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Cosa ne pensa l’autore
Daniela Marella

Daniela Marella - Giungono sempre più notizie che confermano che la presenza del coronavirus fosse antecedente a febbraio: molti medici di base dichiarano che troppi pazienti sono deceduti per polmonite interstiziale o comunque hanno contratto polmoniti interstiziali nel mese di dicembre 2019. Concordo con alcuni medici che affermano che nella fase iniziale il Covid-19 sia stato sottovalutato in maniera troppo eccessiva e questo credo abbia contribuito all'espandersi della pandemia.

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