Iscriviti

Confisca da dieci milioni al “re dei rifiuti” Raffaele Sarnataro

Passano allo stato quote societarie ed immobiliari a Napoli, Olbia ed Anacapri, oltre a un capannone industriale a Secondigliano. Sotto chiave quote di una società editrice di quotidiani. I proventi dello smaltimento venivano divisi con la criminalità

Cronaca
Pubblicato il 21 febbraio 2014, alle ore 12:09

Mi piace
0
0
Confisca da dieci milioni al “re dei rifiuti” Raffaele Sarnataro

Passa allo stato il tesoro del “re dei rifiuti”. Gli uomini del centro operativo Dda di Napoli hanno eseguito la confisca di beni per il valore di circa 10 milioni di euro, notificando un decreto emesso dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere a seguito di una richiesta del pm della Dia di Napoli nei confronti di Raffaele Sarnataro, classe 1957, imprenditore originario di Napoli, ma residente a Castelvolturno sin dal 1984, operante nel settore della raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti.

Nei suoi confronti vennero condotte, agli inizi del 2000, indagini finalizzate alla scoperta di attività di riciclaggio effettuate dalla camorra. Sarnataro venne arrestato nell’agosto 2000, in esecuzione di un provvedimento di custodia cautelare in carcere, emesso dal gip del tribunale di Napoli e condannato poi a tre anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo la ricostruzione della Dda, Sarnataro, grazie all’appoggio del clan La Torre di Mondragone, si era aggiudicato un cospicuo appalto per il servizio di prelievo e smaltimento dei rifiuti presso alcuni comuni fra cui Mondragone, sversati nella discarica Bortolotto ubicata nel comune di Castelvolturno.

L’accordo con il sodalizio la Torre avrebbe assicurato a Sarnataro il conseguimento di appalti presso vari comuni per lo smaltimento di rifiuti solidi urbani in cambio di una partecipazione del gruppo camorristico agli utili. Grazie a questa intesa l’imprenditore avrebbe realizzato enormi profitti (circa 1 miliardo e mezzo dio lire annui) la metà dei quali veniva incassata da Sarnataro, proprietario della discarica, e la restante metà spettava al clan, che quindi conseguiva guadagni di circa 60 milioni di lire mensili. In questo modo Sarnataro per la Dda “legato da rapporti consolidati” con il capo del sodalizio Augusto La Torre, per tre decenni aveva potuto gestire la discarica Bortolotto nella quale venivano smaltiti, per un dato periodo, anche rifiuti provenienti da altre regioni d’Italia.

Già il 12 marzo 2001 il direttore pro tempore della Dia aveva inoltrato al tribunale di Santa Maria Capua Vetere una proposta di misura di prevenzione che venne accolta ma, in seguito, annullata in sede d’impugnazione. Successivamente. i magistrati della Dda di Napoli inoltravano una nuova proposta di applicazione della misura di prevenzione nei confronti del patrimonio di Sarnataro che è stata accolta dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Sotto chiave, insieme a immobili, auto e terreni, anche 150 azioni di una società editrice di quotidiani.

Video interessanti:
Commenti

Non ci sono ancora commenti su questo contenuto. Scrivi la tua opinione per primo!