Un pensionato di 75 anni residente in provincia di Pavia è stato condannato in primo grado a 7 anni e 8 mesi di reclusione per gravi comportamenti ai danni della nipotina e per la detenzione di materiale illecito con protagonisti minori. La Corte d’assise di Pavia ha inoltre disposto un risarcimento provvisionale di 50mila euro a favore della bambina e dei suoi genitori, costituitisi parte civile nel processo.
La sentenza è arrivata nel tardo pomeriggio di venerdì 6 febbraio, al termine di un procedimento complesso nel quale i giudici hanno ritenuto provata la responsabilità dell’imputato, pur riducendo sensibilmente la pena rispetto ai 13 anni richiesti dalla pubblica accusa. La Corte, presieduta da Elena Stoppini e composta anche dal giudice togato Carlo Pasta e dai giudici popolari, ha ricondotto i fatti a una valutazione complessiva meno grave rispetto all’impianto accusatorio originario, senza però mettere in discussione la colpevolezza dell’uomo. Il provvedimento resta al momento di primo grado e potrà essere impugnato.
I legali della famiglia della minore hanno già annunciato l’intenzione di presentare appello, ritenendo la condanna non pienamente proporzionata alla gravità di quanto emerso nel corso del dibattimento. Fino a una sentenza definitiva, il 75enne non sconterà la pena in carcere, come previsto dalla normativa vigente per le condanne non ancora passate in giudicato. I fatti risalgono alle vacanze natalizie del 2020, quando la bambina, che all’epoca aveva 6 anni, si trovava a casa dei nonni nel Pavese per trascorrere alcuni giorni di festa.
I genitori, residenti in provincia di Varese, avevano affidato la figlia ai nonni, come già avvenuto in passato, in un clima di fiducia familiare. Secondo la ricostruzione accolta dai giudici, proprio in quel contesto domestico l’uomo avrebbe tenuto comportamenti gravemente inappropriati approfittando di momenti di assenza degli adulti di riferimento.
La vicenda è emersa in seguito al racconto della bambina ai genitori, che hanno deciso di rivolgersi alle autorità. Le sue dichiarazioni sono state raccolte attraverso un’audizione protetta e inserite nel fascicolo processuale, venendo ritenute attendibili sia dalla procura sia dalla Corte. Da quel momento sono scattate le indagini, coordinate dalla procura distrettuale, che hanno portato al rinvio a giudizio del pensionato, fino ad allora privo di precedenti. Nel corso dell’inchiesta è stato inoltre accertato che sul computer dell’uomo era presente materiale illecito raffigurante minori, non collegato direttamente alla nipotina. Questo aspetto ha aggravato il quadro complessivo, delineando un interesse illecito che ha pesato nella valutazione finale dei giudici. Le analisi tecniche sui dispositivi informatici si sono rivelate determinanti per confermare questa ulteriore responsabilità.
La sentenza ha segnato una frattura profonda all’interno della famiglia, con rapporti ormai completamente interrotti. Alla vicenda giudiziaria si somma un percorso umano difficile, che per la minore richiederà tempo e un adeguato sostegno. Il caso riporta al centro dell’attenzione il tema dei comportamenti lesivi che possono verificarsi anche in ambiti considerati sicuri, sottolineando l’importanza dell’ascolto e della tempestiva segnalazione per far emergere situazioni che altrimenti rischierebbero di restare nell’ombra.