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Roma

Caso Vannini, Ciontoli chiede di poter stare in cella col figlio Federico: richiesta respinta

Antonio Ciontoli ha chiesto al direttore del carcere di Rebibbia di poter stare in cella col figlio Federico ma la sua richiesta è stata respinta per questioni di protocollo.

Cronaca
Pubblicato il 5 maggio 2021, alle ore 08:59

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Caso Vannini, Ciontoli chiede di poter stare in cella col figlio Federico: richiesta respinta

Posso stare in stanza con mio figlio? E’ solo un ragazzo”. Stando a quanto riportato da Il Messaggero, questa è l’unica richiesta di Antonio Ciontoli al direttore del carcere di Rebibbia, ma l’istanza sarebbe stata respinta per ragioni di protocollo. Federico Ciontoli e il padre, poche ore dopo la definitiva sentenza della Corte di Cassazione, si sono presentati in carcere e sono stati accompagnati al centro clinico di Rebibbia, dove rimaranno in isolamento per qualche giorno a causa del protocollo anti-Covid, trascorrendo le prime ore in cella a guardare la tv.

Maria, moglie di Antonio Ciontoli e la figlia Martina, anche loro in quarantena in infermeria, si trovano, invece, nella sezione femminile del carcere romano e dormiranno nella stessa cella. Da una tranquilla vita nella loro villa borghese, per tutta la famiglia Ciontoli si sono aperte le porte del carcere . 

La sentenza della Cassazione

La pronuncia emessa il 3 maggio dalla Corte di Cassazione ha chiuso definitivamente il caso giudiziario legato all’omicidio del 20enne Marco Vannini, morto a causa di un colpo di pistola sparato da Antonio Ciontoli, nella sua villetta di Ladispoli, litorale nord di Roma, nell’estate 2015. Antonio Ciontoli è stato condannato a 14 anni per omicidio volontario, mentre i familiari a 9 anni e 4 mesi per concorso semplice in omicidio volontario; unica modifica apportata rispetto alla sentenza dei giudici d’appello bis che parlava di “concorso anomalo”.

Stando alle ricostruzioni dei giudici, lo sparo è partito per errore, quindi è colposo, ma il comportamento doloso del Ciontoli consiste nell’aver ritardato volontariamente e consapevolmente i soccorsi. Le perizie hanno mostrato che senza quelle azioni Marco probabilmente sarebbe ancora in vita. 

I familiari, Maria, Federico e Martina, avrebbero aiutato volontariamente Antonio Ciontoli. Dopo 5 sentenze, quella di primo grado, 2 appelli e 2 sentenze della Cassazione, è stato possibile mettere la parola fine alla vicenda processuale legata all’omicidio di Marco Vannini, tra gli applausi e le grida di gioia dei suoi familiari e amici. 

A tutti ha commosso il commento a freddo del papà di Marco, Valerio, subito dopo la conferma della condanna dei Ciontoli in Cassazione: “Sono contento che finalmente è stata fatta giustizia per Marco. Gli avevamo promesso un mazzo di fiori se fosse stata fatta giustizia e domani è la prima cosa che farò”. 

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Cosa ne pensa l’autore
Caterina Lenti

Caterina Lenti - Finalmente è stata fatta giustizia per Marco Vannini, con la conferma della condanna di tutta la famiglia Ciontoli al carcere, emessa dalla Corte di Cassazione il 3 maggio. Non posso che stringermi ai genitori del povero ragazzo deceduto, che si sarebbe potuto probabilmente salvare. Un abbraccio forte a mamma Marina e a papà Valerio.

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