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Napoli

Caso Tiziana Cantone: il Pm chiede archiviazione per i 4 indagati

Il Pubblico Ministero Alessandro Milita ha chiesto l'archiviazione per i quattro uomini accusati di diffamazione da Tiziana Cantone; la ragazza si suicidò dopo la diffusione di suoi video hard.

Cronaca
Pubblicato il 4 novembre 2016, alle ore 11:53

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Caso Tiziana Cantone: il Pm chiede archiviazione per i 4 indagati

Tiziana Cantone aveva 31 anni quando, lo scorso 13 settembre, ha deciso di suicidarsi. A spingerla al gesto estremo uno stato di depressione e disperazione nel quale la ragazza versava da mesi dopo la pubblicazione di alcuni video hard che la vedevano protagonista.

La vita della ragazza era diventata un inferno: ovunque andasse era oggetto di insulti, scherno, battutine poco eleganti. Una vera gogna quotidiana che aveva spinto Tiziana a lasciare il lavoro, a non uscire ed a chiudersi in se stessa fino al tragico epilogo finale.

Per la diffusione di quei video Tiziana aveva querelato per diffamazione 4 uomini, i quali avrebbero condiviso i filmini, divenuti virali, senza il consenso della ragazza ma ieri il Pm della Repubblica di Napoli ha chiesto l’archiviazione per tutti e 4 i querelati ed ora si attende la decisione del Gip, il quale dovrà decidere se accogliere o meno la richiesta avanzata dalla Procura partenopea.

Ma la magistratura si sta occupando anche di un altro fascicolo che riguarda Tiziana, quello relativo all’ipotesi di istigazione al suicidio e che al momento non vede indagati. Questo filone dell’inchiesta appare molto complicato in quanto gli inquirenti hanno chiesto una rogatoria internazionale affinchè Apple ceda loro i codici per poter accedere all’iPhone di Tiziana ma sappiamo bene quanto l’azienda di Cupertino sia restia ad assecondare tali richieste, respinte anche in casi di indagini anti-terrorismo.

Tuttavia l’avvocato Andrea Imperato, legale della madre della Cantone, ha fatto sapere che gli inquirenti sono in possesso del PIN per accedere all’iPhone e che dunque la richiesta avanzata dalla Procura riguarderebbe la necessità di recuperare i contenuti cancellati dallo smartphone.

Nei giorni scorsi la madre della ragazza, Maria Teresa Giglio, ha rilasciato una toccante intervista alla trasmissione “Chi l’ha visto?” in cui ha espresso la sua ferma volontà di  venire a capo della vicenda, a colui o coloro che hanno diffuso quei video, condannando Tiziana alla disperazione.

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Cosa ne pensa l’autore
Roberta Russo

Roberta Russo - Il caso di Tiziana Cantone è l'emblema, a mio parere, di diversi problemi che riguardano la società odierna. Il più eclatante è sicuramente la pericolosità della rete e la perdita della privacy e di quel "diritto all'oblio" che Tiziana avrebbe tanto voluto, ma non bisogna sottovalutare quei retaggi di maschilismo ed ipocrisia che emergono da questa vicenda. La violenza verbale si è riversata solo su Tiziana, su nessuno dei suoi partner, che pur partecipavano a quei video, e tutti coloro che la insultavano e la deridevano, il più delle volte dietro l'anonimato di un pc, erano le stesse persone che avevano guardato di loro volontà quei video ritenuti degni di biasimo.

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