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Caso Roberta Ragusa, Antonio Logli riprende a lavorare in comune

In attesa della sentenza d'appello, l'uomo condannato in primo grado per l'omicidio della propria moglieRoberta Ragusa, ha ripreso la sua normale vita da impiegato comunale

Cronaca
Pubblicato il 9 gennaio 2018, alle ore 18:18

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Caso Roberta Ragusa, Antonio Logli riprende a lavorare in comune

Antonio Logli, marito di Roberta Ragusa, la donna scomparsa all’interno della sua abitazione nella notte tra il 12 ed il 13 gennaio 2012, è stato reintegrato oggi nel corpo dei vigili urbani del Comune di San Giuliano Terme, in provincia di Pisa. 

Pertanto l’uomo, che è stato condannato in primo grado a 20 anni di carcere per l’omicidio della moglie, in attesa della sentenza d’appello, potrà serenamente riprendere a svolgere la propria mansione lavorativa. Il suo nuovo ruolo non prevede tuttavia il contatto con il pubblico, in quanto è stato ritenuto non idoneo a tale tipo di attività. 

Una nuova vita da impiegato

La seconda vita professionale da impiegato di Antonio Logli è iniziata stamani nel palazzo storico del municipio. Ha lasciato il posto da elettricista alla Geste, partecipata del Comune, ed è ritornato nei ranghi dell’ amministrazione sangiulianese. Tutto ciò è stato possibile grazie all’accordo raggiunto tra il Comune e lo stesso Logli, dopo che quest’ultimo ha vinto la causa di lavoro che lo riguardava. 

Logli ha ottenuto il nuovo posto di lavoro in municipio dopo aver rinunciato alla riscossione della somma di 8mila euro che il Comune di San Giuliano Terme era stato condannato a pagargli dopo aver perso la causa per una selezione dichiarata illegittima. Condannato in primo grado, Logli aspetta la sentenza d’appello, prevista per il 14 marzo 2018.

In attesa dell’esito della sentenza di appello, nulla potrà adesso impedire che Antonio Logli svolga regolarmente le sue funzioni all’interno dell’amministrazione comunale. Questo fatto ha naturalmente suscitato grande clamore ed indignazione tra i residenti del paese e anche nell’opinione pubblica nazionale. C’è il forte timore che quest’uomo possa compiere altri gesti particolarmente cruenti, nonostante la sua nuova mansione non preveda alcun contatto con il pubblico. 

Moltissime persone hanno però criticato aspramente la decisione dei giudici di permettere a Logli di ritornare a lavorare per l’amministrazione del comune sul cui territorio è stato ritrovato il cadavere di sua moglie. Fatto per il quale è stato condannato in primo grado a 20 anni di carcere. 

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Cosa ne pensa l’autore
Luca Santini

Luca Santini - La decisione dei giudici di reintegrare nell'organico comunale Antonio Logli presenta degli evidenti elementi di criticità specialmente dal punto di vista morale. Sarebbe forse necessario prevedere delle misure più restrittive nei confronti di un soggetto condannato in primo grado alla pena di 20 anni di carcere. Ad ogni modo, il nostro ordinamento costituzionale è garantista e ognuno di noi è presunto innocente fino a condanna definitiva. Occorre trovare il giusto equilibrio tra questi due opposti princìpi.

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