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Roma

Caso Cucchi, parla il carabiniere testimone: "Mi minacciano"

La tragica morte di Stefano Cucchi è avvenuta durante la custodia cautelare, chi dice massacrato di botte dagli agenti della Penitenziaria, chi dice per arresto cardiaco, chi per essere stato lasciato morire di fame e di sete. Spunta un testimone chiave: un carabiniere.

Cronaca
Pubblicato il 19 giugno 2018, alle ore 22:57

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Caso Cucchi, parla il carabiniere testimone: "Mi minacciano"

Un passato burrascoso di tossicodipendenza, dalla quale diceva di esserne uscito. L’arresto per possesso di sostanze stupefacenti, il 15 ottobre 2009. In quella data Stefano Cucchi non presentava nessuna percossa, era magro, ma stava bene fisicamente, nonostante l’uso di medicinali per crisi epilettiche.

Durante il processo, dava già segni di percosse, con ematomi agli occhi e difficoltà a camminare. Nonostante fosse evidente che il ragazzo non stava bene, il Giudice decise che doveva essere interrogato qualche settimana dopo e rimanere sotto custodia cautelare al Regina Coeli.

Pochi giorni dopo Stefano si sente male e viene visitato d’urgenza all’Ospedale Fatebenefratelli dove vengono riscontrate alcune anomalie come ecchimosi alle gambe, diverse fratture ossee e un’emorragia alla vescica. Stefano rifiuta il ricovero ospedaliero e torna ad essere rinchiuso sotto custodia cautelare al Regina Coeli.

In carcere però Stefano peggiora le sue condizioni di salute e muore il 22 ottobre 2009 all’Ospedale Sandro Pertini. Pesava solamente 37 Kg al momento della morte. Nel periodo di sofferenza del ragazzo, i genitori hanno chiesto notizie del figlio, ma non hanno ottenuto nessuna risposta. Vengono a sapere della morte di Stefano tramite un Ufficiale Giudiziario pochi giorni dopo, il quale faceva richiesta di autorizzazione all’autopsia.

Tante le supposizioni sulla morte del ragazzo: scartando le percosse da parte degli agenti penitenziari, il Giudice stabilisce che Stefano Cucchi è deceduto per cause dovute alla tossicodipendenza e alla possibile sieropositività all’HIV.

Spunta ora la testimonianza di un Carabiniere, Riccardo Casamassima, che dichiara di aver fatto solo il suo dovere al processo del 15 maggio, dove testimoniava le percosse subite dal giovane Stefano Cucchi da parte dei suoi colleghi carabinieri.

E per questo motivo è stato minacciato e degradato, con trasferimento presso una scuola allievi, dopo 20 anni di servizio in strada. Timori di Riccardo Casamassima che si sono rivelati veri, e per questo motivo, chiede aiuto a Di Maio e a Salvini, affinchè intervengano e facciano chiarezza su questa delicata situazione.

L’agente ha dichiarato inoltre che il caso Cucchi è ancora aperto e tutto quello che sta succedendo potrebbe compromettere la sua importante testimonianza.

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Cosa ne pensa l’autore
Paola Marcato

Paola Marcato - Una storia quella di Stefano Cucchi che mi ha sempre trasmesso infinita tristezza. Spero solo che si riesca a fare chiarezza sulle cause del suo decesso, e possano così trovar pace i genitori del povero Stefano. Un caso aperto ma arrivato finalmente, dopo quasi 10 anni di indagini, alla verità. Fondamentale la testimonianza di Riccardo Casamassima; speriamo che questa dia modo anche ad altri, che sicuramente sanno, di farsi coraggio e parlare.

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Commenti
Fabrizio Ferrara
Fabrizio Ferrara

21 giugno 2018 - 01:48:16

Un ministro della difesa che sputtana i suoi dipendenti, in effetti, è una cosa che ancora ci manca :D

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Fabrizio Ferrara
Paola Marcato

21 giugno 2018 - 09:00:06

Ne avremo da vedere... delle belle. Ciao Fabrizio, grazie.

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Fabrizio Ferrara
Fabrizio Ferrara

20 giugno 2018 - 18:35:42

Ha fatto bene a parlare ma, a conti fatti, trovo difficile che possa ricostruire la sua carriera: i suoi colleghi troverebbero difficoltà a confidarsi con lui. Sarà messo in aspettativa sino alla pensione.

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Fabrizio Ferrara
Paola Marcato

20 giugno 2018 - 19:24:41

Sò che la Ministra della Difesa Elisabetta Trenta è disposta a parlargli, speriamo riesca a dargli voce, e chi sa.. parli e non si ritrovi da solo ed emarginato.

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