Un nuovo capitolo dell’inchiesta sulla carne scaduta nei m@celli Bervini riapre i riflettori su un sistema opaco e potenzialmente pericoloso per la salute pubblica. A denunciarlo è Report, il programma di Rai 3 condotto da Sigfrido Ranucci, con un’inchiesta firmata dalla giornalista Giulia Innocenzi che continua a documentare come tonnellate di carne scaduta, anche da anni, venissero lavorate e rimesse in commercio con destinazione ristoranti, grande distribuzione e industria alimentare.
Nel reel pubblicato sulla pagina Facebook ufficiale di Report, un operaio del m@cello racconta senza filtri i meccanismi interni: “Secondo un operaio, la carne scaduta andrebbe a finire alla grande distribuzione e ai ristoranti. Mentre la carnetta, considerata carne di bassa qualità, sarebbe destinata alla sala cottura di un altro impianto, sempre di proprietà di Bervini“. Per sapere con certezza dove sia finita quella carne basterebbe ricostruire la tracciabilità attraverso il numero di lotto, ma il m@cello avrebbe opposto resistenza, adducendo inizialmente “problemi di natura informatica” per non consegnare i dati alle autorità sanitarie.
Le testimonianze raccolte da Giulia Innocenzi e dal team di Report parlano di una pratica consolidata almeno dal 2018: carne importata, soprattutto dal Sud America, veniva lasciata scongelare all’aperto, fuori dai capannoni, prima di essere lavorata. I pezzi visibilmente deteriorati venivano privati delle parti più scure o marroni e rimessi in commercio, talvolta con etichette modificate che spostavano la scadenza in avanti anche di due anni.
Il m@cello Bervini fatturava 200 milioni di euro l’anno e la sua carne era considerata di pregio. Proprio per questo il caso assume dimensioni ancora più preoccupanti: non si trattava di un operatore marginale, ma di un fornitore di riferimento per grandi marchi dell’industria alimentare italiana. Tra i destinatari della carne Bervini figurano infatti Bolton (proprietaria del marchio Simmenthal) e Star (gruppo Gb Foods): Bolton ha dichiarato a Report che solo il 6% della carne in scatola proveniva da Bervini e di aver sospeso in via precauzionale la fornitura, mentre Star ha confermato acquisti per circa il 5%, precisando che quella carne non è stata utilizzata per il dado.
L’inchiesta documenta il coinvolgimento di più stabilimenti del gruppo Bervini in province diverse. Oltre al m@cello di Mantova, da dove è partita la denuncia, sarebbe stato coinvolto lo stabilimento di Trento, utilizzato per la cottura della carne scaduta, e quello di Salvaterra (Reggio Emilia), che inviava i prodotti a Mantova per la lavorazione. Su alcune confezioni compariva il marchio Gj, riconducibile al gruppo della brasiliana Marfrig, il maggiore produttore mondiale di hamburger.
Secondo quanto ricostruito dalla trasmissione, la carne scaduta finiva su navi da crociera (circa 1.500 kg), nei ristoranti (almeno 100 kg in un locale della provincia di Modena, già consumati al momento della notifica) e nell’industria del pet food (circa 3.000 kg). Ma i numeri diffusi dalle autorità, a fronte di una pratica che secondo Report andava avanti da anni, appaiono sottostimati.
Uno degli aspetti più inquietanti riguarda i tempi di reazione delle autorità sanitarie: l’allerta è scattata solo 40 giorni dopo la segnalazione fatta da Report all’Ats Valpadana, un ritardo considerato “inconcepibile” da molti osservatori. Nonostante Giulia Innocenzi abbia fornito tutte le etichette e le informazioni in suo possesso, non è mai stata diramata un’allerta nazionale per informare consumatori, distributori e locali sui lotti effettivamente commercializzati.
L’assessore al Welfare della Lombardia, Guido Bertolaso, ha dichiarato in Consiglio regionale che l’alert riguardava solo i lotti “privi di evidenza di trattamento termico“, escludendo quindi la carne cotta. Tuttavia, alla domanda diretta di Innocenzi, Bertolaso ha ammesso con imbarazzo: “Me l’hanno fatto dire i tecnici, verificherò“, lasciando aperti molti dubbi sulla reale portata del problema e sull’efficacia dei controlli.Dal punto di vista sanitario, la carne scaduta rappresenta un pericolo concreto.
Come spiega Nicola Decaro, direttore del dipartimento di medicina veterinaria dell’Università degli Studi di Bari: “Nella carne scaduta proliferano batteri patogeni, come la salmonella e la listeria, che possono provocare forme diarroiche fino a manifestazioni neurologiche, quindi malattie molto gravi“.
Dopo le rivelazioni di Report, la Procura di Mantova ha aperto un’indagine per frode nell’esercizio del commercio e vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine. Nel frattempo, i servizi veterinari sono entrati in possesso della tracciabilità e stanno ricostruendo la filiera, ma per molti lotti il danno potrebbe essere già stato fatto, con la carne consumata prima ancora che scattasse l’allerta. Il caso Bervini ricorda quello di La Pellegrina, altro scandalo alimentare italiano: in entrambi i casi, irregolarità documentate, condizioni igieniche gravi e una filiera opaca che ha messo a rischio la salute pubblica. La vicenda solleva interrogativi profondi sul sistema dei controlli nel settore agroalimentare e sulla capacità delle autorità di intervenire tempestivamente quando emergono evidenze di irregolarità sistemiche.