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Cappellani militari, costano troppo, via le stellette

La Santa Sede si è mostrata disponibile ad una revisione della vecchia Intesa sui cappellani militari, nata dai Patti Lateranensi del 1929 e forse, finalmente rinuncerà ai gradi militari per i cappellani inquadrati nelle forze armate

Cronaca
Pubblicato il 8 aprile 2014, alle ore 09:06

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Cappellani militari, costano troppo, via le stellette

ROMA: sulla questione era da anni che si andava avanti ad inerzia, mentre gli italiani che vanno in povertà aumentano inesorabilmente i cappellani inquadrati nelle forze armate al loro grado militare proprio non volevano rinunciarci. Spesso la questione è tornata alla ribalta ma fino ad oggi sempre un nulla di fatto. Probabilmente il corso francescano intrapreso dall’attuale papato da anche qui i suoi frutti. La posizione del nuovo ordinario militare, arcivescovo monsignor Santo Marcianò, non era per nulla scontata, invece sembra avvicinarsi la rinuncia ai gradi militari da parte dei cappellani che assistono «spiritualmente» gli uomini e le donne che servono lo Stato in armi.

I militari con la tonaca sono 173, tra generali, colonnelli, e capitani, a loro la Chiesa affida il compito di fornire «assistenza spirituale» ai militari. Il loro costo d’altro canto non è affatto esiguo, se si considerano le vuote casse erariali, quella ventina di milioni di euro all’anno farebbero comodo a molti ministeri.

Il meccanismo di nomina è del tutto singolare, il cardinale Bagnasco, ad esempio, presidente della Conferenza episcopale italiana, fu ordinario militare dal 2003 al 2006, cioè comandante dei cappellani, divenne cosi generale di corpo d’armata. Per lui il corrispettivo stipendio e medesimo trattamento pensionistico italiano. Da sempre il cardinale ha dichiarato di non tener nulla per sé ma resta pur sempre un costo.

Singolare anche la struttura dell’ordinariato militare, allo stesso tempo rappresenta una diocesi della Chiesa e un ufficio dello Stato. Il suo comandante assume il grado militare di tenente generale, l’assistenza gli è data da un Vicario con il grado di maggiore generale, da due altri prelati con il grado di brigadiere generale. Cosi, per i vari reparti ci sono corrispondenti gradi di maggiore, capitano e tenente e stipendi e pensioni che vanno pagate. 

La cosa fa di certo rabbrividire chi non arriva alla fine del mese seppur lavora e ancor più, chi un lavoro non ce l’ha affatto. Cosi si spera nei frutti dei colloqui che l’arcivescovo Santo Marcianò, da poco giunto al vertice dell’ordinariato, ha tenuto con il ministero della Difesa. I cappellani militari potrebbero anche rinunciare ai gradi cosi quindi ai relativi compensi, purché sia garantita l’essenza della loro missione pastorale. In altre parole continueranno a fare ciò che fanno ma a costo zero.

La rinuncia non è certo di quelle facili, i gradi come ha spiegato qualche tempo fa l’ispettore dell’ordinariato don Angelo Frigerio, sono un passe-partout. Intanto dopo 30 anni passati invano sembra prossima la revisione della vecchia Intesa sui cappellani militari, figlia dei Patti Lateranensi del 1929. Nella riforma si metterà mano anche all’assetto gerarchico, di certo una “limatina” alle spese per i cappellani militari non dispiace a nessuno.

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