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Calabria: il sacerdote papà di Montegiordano

Don Giovanni Lattuca sarà accolto dalla comunità di Montegiordano, nella sua doppia veste di pastore delle anime e padre di famiglia, dopo la morte della moglie.

Cronaca
Pubblicato il 5 agosto 2021, alle ore 21:53

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Calabria: il sacerdote papà di Montegiordano

La comunità di Montegiordano, in provincia di Cosenza, si preparerà ad accogliere il nuovo sacerdote don Giovanni Lattuca, già padre di due figlie, uno dei rari casi contemplati dalla Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Ex dipendente delle Ferrovie dello Stato, il celibe Giovanni Lattuca, si trasferisce dalla terra sicula alla terra calabra, dove s’innamora e contrae un regolare matrimonio con Rita Carmen, desideroso di costruire una famiglia tradizionale. 

Ma a causa della perdita dolorosa della moglie, avvenuta nel 2013, decide di conseguire il ministero del diaconato nel 2018,  scelta di un cammino spirituale di cui era già consapevole la compianta consorte, e approvato dalle relative figlie. Mentre il 6 agosto sarà ordinato presbitero dal vescovo Francesco Savino presso la Basilica di Cassano allo Ionio.

Don Giovanni Lattuca ha sottolineato come il suo rapporto con le figlie non subirà nessun cambiamento, perchè la doppia veste di padre e sacerdote lo porterà a cercare un nuovo equilibrio tra pastore delle anime e padre di famiglia, ribadendo che i due ruoli obbediscono a diverse vocazioni che vanno onorate fino in fondo.

In passato questo fenomeno, poco conosciuto, ha dato vita ad un’ associazione la “Coping International”, ovvero “figli di sacerdoti”, nata dall’esperienza personale di Doyle, cresciuto con la mamma e il patrigno, e con l’affetto costante del suo padre biologico John J. Doyle, parroco di Longford, un paesino nella diocesi di Ardagh, in Irlanda.

L’associazione ha lo scopo di offrire sostegno psicologico ai figli dei sacerdoti, accompagnandoli nella loro vita, aiutandoli nelle difficoltà che incontrano ogni giorno, ma anche per aiutare la Chiesa e gli stessi parroci a gestire la genitorialità. Nella maggior parte dei casi, infatti, prevale il segreto per la nascita del figlio di un prete, e, il senso di protezione dell’immagine incontaminata del sacerdote, per cui il sacrificio del celibato non deve essere inquinato.

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Cosa ne pensa l’autore
Rossana Lucente

Rossana Lucente - Nei primi secoli molti ministri sacri erano sposati, ma erano tenuti allo stesso tempo alla pratica della continenza, una norma risalente alla tradizione apostolica per meglio conformarsi all’esempio di Gesù. Infatti, molti scelsero di lasciare mogli e figli per vivere in maniera celibe o continente, nel caso in cui fossero già sposati, come l'apostolo Pietro.

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