Brindisi: imprenditori e ladri coalizzati per ripulire aziende brindisine

Ecco l'assurda dinamica dei furti avvenuti nelle aziende della zona industriale di Brindisi tra il 2012 e il 2013. Tra i colpevoli pregiudicati per reati contro il patrimonio ma anche manager e titolari di aziende rivali.

Brindisi: imprenditori e ladri coalizzati per ripulire aziende brindisine

Una nuova frontiera della concorrenza sleale. Alcuni imprenditori di Brindisi e Provincia commissionavano furti in altre aziende,  spesso rivali, per accaparrarsi mezzi e materie prime, riducendo in ginocchio le imprese colpite tra il 2012 e il 2013.

Finalmente nella mattina del 25 febbraio  sono state messe in esecuzione 11 ordinanze di custodia cautelare in carcere ed altre 7 ai domiciliari richieste dal pm Marco D’Agostino e disposte dal gip Stefania De Angelis. Tra i colpevoli vi sono Antonio Cannone, di 63 anni, proprietario di una ditta di autodemolizione che insieme al genero Tiziano Martina è ora ai domiciliari. Ci sono anche i titolari di una azienda di recupero materiali, Giacomo e Arcangelo Urso, anch’essi ai domiciliari ed alcuni dipendenti di istituti di vigilanza o della azienda Scandiuzzi Steel Construction Spa di Treviso che ha sede anche a Brindisi e che è stata la più bersagliata dai ladri.

In tutto sono stati rubati circa 450 quintali di rame, di cui 120 recuperati in più furti, oltre a mezzi, batterie, gruppi elettrogeni, attrezzi e pannelli fotovoltaici. Sono all’incirca venti gli episodi su cui si è concentrata la polizia che sono stati oggetto dell’indagine condotta anche con l’aiuto delle registrazioni delle telecamere di videosorveglianza presenti nelle varie aziende della zona industriale di Brindisi.

L’ organizzazione era orchestrata da imprenditori del luogo che assoldavano ladri per compiere questi furti, fornendogli mezzi, attrezzi e magazzini. A rendere più facile tutto questo è stata l‘ingente presenza di collaboratori dell’ organizzazione criminale addirittura dentro le aziende colpite dai furti. Erano collaboratori dipendenti, utili per fornire informazioni e chiavi, addetti alla sicurezza, che al momento giusto disattivavano i sistemi di allarme, ed addirittura erano presenti collaborazioni anche negli istituti di sorveglianza. Una perfetta rete criminale che aveva messo in ginocchio le aziende colpite, molte delle quali avevano deciso di abbandonare la Puglia, stanche di questi continui furti e di continuare ad investire altrove.

È questo ciò che è emerso dall’ inchiesta condotta dalla Mobile, coordinata dal vicequestore Alberto Somma e gestita dall’ispettore Biagio Giudice. I capi d’ accusa sono associazione per delinquere finalizzata ai furti e alla ricettazione del materiale e delle attrezzature industriali rubate. Tra i colpevoli vi sono persone già accusate per reati contro il patrimonio, ma anche incensurati.

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