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Brescia: un fiore e una preghiera per Nadia Toffa, ma nel cimitero di Vantiniano non c’è la sua tomba

I fan, in questi giorni dedicati al ricordo dei defunti, hanno cercato invano la tomba di Nadia Toffa nel cimitero di Vantiniano: le sue ceneri sono conservate, per sua volontà, dai genitori.

Cronaca
Pubblicato il 3 novembre 2019, alle ore 18:41

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Brescia: un fiore e una preghiera per Nadia Toffa, ma nel cimitero di Vantiniano non c’è la sua tomba

Il cimitero di Brescia, chiamato Vantiniano, è il primo cimitero monumentale raccontato dalla storia dell’arte. In molti però, in questi giorni, non si sono recati in questo cimitero per l’arte ma per dire una preghiera e portare un fiore alle proprie persone care e, tra queste, alla giovane giornalista de Le Iene, Nadia Toffa, morta il 13 agosto di quest’anno.

Al camposanto dove doveva esserci la tomba di Nadia: per questo sono giunti in tanti, e tutti hanno cercato una lapide su cui sostare per qualche attimo in silenzio, ricordando la sua forza nella malattia e il suo amore per la vita. I fan se ne sono andati tutti un po’ delusi: la tomba di Nadia Toffa non esiste, e le sue ceneri, per volontà della stessa giornalista, sono conservate dai suoi genitori.

Nadia, classe 1979, era credente. L’ultimo periodo della sua vita, segnato dalla sofferenza per un tumore al cervello contro il quale ha lottato con tutta sé stessa per un paio d’anni, ha messo in luce la sua fede, giorno dopo giorno sempre più forte. Quando ad agosto, all’età di 40 anni se n’è andata, qualcuno ha parlato anche di un testamento spirituale.

Intervistata da Silvia Toffanin, a Verissimo, Nadia riconduceva ogni suo pensiero a Dio, un Dio buono, tanto che in quell’occasione aveva affermato: “Il Signore non è crudele. Non ci vuole vedere soffrire. Io ci credo in Dio”. E ancora: “Il Signore non è cattivo ci mette davanti delle sfide che possiamo affrontare”, chiarendo subito dopo che la sua malattia non era altro che la sua sfida. 

Anche Nadia, appena scoperta la malattia, si chiedeva “perché proprio a me?”:  la risposta l’ha avuta chiedendosi “perché non a me?“. In questa sua risposta Nadia pensava ai bambini che muoiono già al primo giorno di vita: di qui il coraggio per portare avanti il suo dolore perché questo era il suo fardello. Parole che dicono consapevolezza, fede e accettazione di quanto stava succedendo alla sua vita, nella piena fiducia nel Padre Buono.

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Penso che Nadia abbia saputo esprimere molto bene la sua fede in Dio Padre Buono. Molti di fronte alla sofferenza si arrabbiano e si allontanano da Dio. Nadia in quel "perché non a me", ha intuito che, se ci sono privilegi nella vita, sono di altro genere: il suo, secondo me, è stato quello di farsi delle domande profonde senza restarne sconvolta, anzi trovando in queste la via d'uscita per una vita piena che vada oltre il tempo.

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