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Bologna

Bologna, giovane praticante musulmana cacciata dal tribunale perchè portava il velo

La vicenda è accaduta nella mattinata di ieri, mercoledì 17 Gennaio, nell'aula della II° sezione del Tar di Bologna, e ha costretto una giovane praticante avvocato, musulmana, a lasciare l'udienza per questioni di rispetto delle "nostre tradizioni".

Cronaca
Pubblicato il 18 gennaio 2018, alle ore 09:51

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Bologna, giovane praticante musulmana cacciata dal tribunale perchè portava il velo

O ti togli il velo, o te ne vai“. Questo è quanto il presidente del Tar di Bologna avrebbe detto a Asmae Belfakir, una praticante 25enne di origine marocchina e religione musulmana, presente in aula per conto dell’ufficio legale dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Il problema? La ragazza portava l’hijab che, però, com’è noto, lascia il volto scoperto e, quindi, consente alle donne di essere identificabili.

A scopo di sicurezza, davanti all’aula del Tar di Bologna, è affisso un bigliettino che prescrive – a chi fa il suo ingresso – di non portare armi e bastoni e, soprattutto, di avere il capo scoperto. Conscia di queste normative, Asmae Belfakir, la 25enne marocchina in Italia da quanto aveva 3 mesi, aveva indossato l’hijab nell’andare ad assistere, assieme a una collega, ad un’udienza relativa ad una questione di appalti, con annesso ricorso e richiesta di sospensiva.

Eppure, al contrario di altri casi in cui tale circostanza non le aveva causato problemi, neppure nelle aule del Consiglio di Stato, questa volta, il giudice Giancarlo Mozzarelli, presidente della seconda sezione del Tar dell’Emilia Romagna, adducendo questioni di rispetto della cultura e delle “nostre tradizioni, ha chiesto alla ragazza di togliere anche quel velo, o di abbandonare l’aula. Cosa che Asmae, pur con la solidarietà in aula di diversi altri professionisti, è stata costretta a fare, non poco indispettita.

La ragazza, infatti, ai media ha spiegato che, con una motivazione che nulla centra con la legge, le è stato impedito di usufruire di un suo diritto e di ottemperare a un suo dovere professionale: un qualcosa che lei reputa assai spiacevole, tanto più che una cosa del genere non le era mai capitata prima. Per tale motivo, temendo anche – in futuro, qualora diventasse avvocato o giudice – di dover difendere se stessa prima dei suoi clienti, ha chiesto chiarezza, in merito alla laicità delle aule di tribunale.

E la risposta non si è fatta attendere: il Presidente del Consiglio di Stato, Alessandro Pajno, ha chiesto di ottenere una spiegazione circostanziata su quanto accaduto, mentre il responsabile dell’ufficio legale dell’Università di Modena e Reggio Emilia, Lorenzo Canullo, pur rivelando di aver ottenuto rassicurazioni dal presidente del Tar affinché la ragazza possa assistere alle future udienze con tanto di velo, ha annunciato che sarà presente con la ragazza onde tastare con mano l’avvenuto chiarimento.

Nel frattempo, la comunità islamica italiana non ha tardato a far sentire il suo sdegno per la vicenda: il presidente della Grande Moschea di Roma, Khalid Chaouki, ha dichiarato la sua solidarietà alla giovane praticante, ed il presidente della comunità islamica di Bologna, Yassine Lafram, cittadino italiano da circa un anno, ha tuonato che nessuna legge vieta di portare il velo e che, anzi, la Costituzione tutela la libertà religiosa (espressa anche portando il velo).

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Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Ferrara

Fabrizio Ferrara - Quando ho letto la parola "velo", ho pensato che il giudice avesse ragione ma, in questo caso, la giovane praticante portava l'hijab che, invece, lascia ben visibile il volto e che, quindi, non può essere censurato per questioni di sicurezza. La giustificazione delle questioni di rispetto culturale e delle tradizioni può starci ovunque ma non in una laica aula di tribunale: per questo motivo, è bene che il presidente della seconda sezione del Tar di Bologna abbia fatto marcia indietro rispetto alla sua evidente gaffe.

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