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Belluno: il vescovo chiede scusa ai divorziati allontanati dalle comunità

Un 'mea culpa' pubblico da parte del vescovo di Belluno, mons. Renato Marangoni, che confida il desiderio d'incontrare chi, a causa della propria situazione, è stato allontanato dai sacramenti. Appuntamento: 1° dicembre presso il Centro Papa Luciani.

Cronaca
Pubblicato il 25 novembre 2019, alle ore 09:23

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Belluno: il vescovo chiede scusa ai divorziati allontanati dalle comunità

Domenica prossima, 1° dicembre 2019, il vescovo di Belluno Feltre, mons. Renato Marangoni, desidera incontrare le persone separate o divorziate o sposate civilmente o non sposate presso il centro Papa Luciani. Da quanto si legge nella lettera pubblicata qualche giorno fa, sarà un’occasione per chiedere perdono e forse anche per aprire loro la strada alla vita in Cristo mediante il sacramento dell’Eucarestia.

Mons. Renato Marangoni ha iniziato la sua lettera, scritta a nome della diocesi di Belluno Feltre, con una parola pronunciata in confidenza,Scusate!”, parola che è rimbalzata nelle case e nelle famiglie, nei cuori e nei discorsi di tutta la diocesi.

L’invito del vescovo di Belluno Feltre vuole essere un tentativo di aggancio e di accoglienza, da parte sua e delle comunità parrocchiali, delle persone in situazione coniugale interrotta o mai vissuta nel sacramento del matrimonio, nella consapevolezza che queste sono state spesso ignorate o addirittura allontanate dalle comunità parrocchiali. E non solo, visto che monsignor Marangoni aggiunge: “Forse avete anche sofferto per atteggiamenti tra noi di giudizio e di critica nei vostri confronti”.

Tutti atteggiamenti che creano ferite su ferite, ma quella più grave è l’aver impedito a queste persone di accostarsi ai sacramenti. Il vescovo scrive: “Abbiamo anche per un lungo tempo dichiarato che non potevate essere pienamente ammessi ai sacramenti della penitenza e dell’Eucaristia”, senza tenere conto del desiderio che molte di queste persone hanno di essere sostenute dalla grazia dei sacramenti e dall’affetto della propria comunità.

Il vescovo nella stessa lettera ha ammesso che ci si è “irrigiditi su una visione molto formale delle situazioni familiari a cui eravate pervenuti“. Passando dalla situazione familiare a quella personale, monsignor Marangoni afferma che si è sbagliato nel non tener conto di queste persone, dei loro sogni di vita coniugale, dei loro progetti iniziali, anche se poi le difficoltà ne hanno ostacolato la visione di futuro a due. In queste situazioni piuttosto complesse, la responsabilità personale va sostenuta e aiutata a non soccombere.

L’appello finale della lettera è rivolto a chi, scoraggiato, ha lasciato la comunità parrocchiale: “siamo qui per confidarvi che ci mancate e che sentiamo di aver bisogno di voi e della vostra testimonianza di vita”.

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - È una lettera a tratti commuovente. Personalmente non aggiungerei ferita a ferita e, come il vescovo Marangoni, sarei aperta nei confronti di ogni persona al di là della situazione di ciascuno. Il cuore dell'uomo lo conosce soltanto Dio che muove ogni desiderio verso il bene, la riconciliazione e la pace. Credo che tutti, anche chi ha sognato e progettato senza calcolare bene le fondamenta, ha diritto al bene, alla riconciliazione e alla pace.

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