Nell’Abruzzo più nascosto, dove il verde è padrone del paesaggio e le strade si perdono tra gli Appennini, la vita scorre seguendo ritmi antichi. Il borgo di Palmoli, in provincia di Chieti, non fa eccezione. Per i suoi abitanti, l’esistenza era scandita dalla lenta cadenza delle stagioni e dalla semplice tranquillità. Eppure, proprio in quel silenzio, lontano dagli sguardi indiscreti, una famiglia aveva deciso di tracciare il proprio, radicale, sentiero.
Da diverso tempo, avevano scelto di vivere immersi nel bosco, in una condizione definita di “stato primitivo”. Una scelta di vita, quella della madre Catherine Birmingham e del padre, che aveva trasformato i figli in piccoli esploratori, lontani dalle aule e dalle comodità della modernità.Ma il velo di normalità che avevano tentato di tessere intorno al loro rifugio si è spezzato all’improvviso. Dietro l’apparente idillio, infatti, si muoveva infatti da tempo la macchina della giustizia. Per gli enti preposti, il loro isolamento non era più tollerabile. Ora, il silenzio della natura è stato rimpiazzato dall’eco di una decisione inappellabile, giunta negli scorsi giorni: l‘allontanamento immediato dei bambini.Cosa ha spinto il Tribunale a intervenire con tanta rapidità e su quali documenti si è basato?
Le relazioni di Servizi Sociali e Carabinieri
La risposta, che chiude il cerchio sulla vicenda di Palmoli, è contenuta in atti che precedono lo clamore mediatico e l’ondata di solidarietà popolare.La misura di allontanamento, disposta dal giudice, non è stata affatto improvvisa. Al contrario, si basa su almeno due relazioni risalenti a oltre un anno fa. A segnalare la situazione alle autorità competenti, ben prima che il caso diventasse pubblico, erano stati sia i Servizi Sociali che i Carabinieri. Tra i nodi critici sollevati non c’era solo la mancanza di un contesto igienico-sanitario adeguato.
Nelle fonti si fa riferimento all’esistenza di un semplice bagno rudere a disposizione della famiglia nel bosco. A complicare ulteriormente il quadro, secondo le carte, vi era un elemento di scontro economico di natura sanitaria. I genitori, infatti, avevano avanzato una richiesta controversa: esigevano ben 50mila euro a figlio come indennizzo in relazione alle scelte sui vaccini. Intanto, la vicenda ha superato i confini regionali, mobilitando la sensibilità del pubblico e innescando un acceso dibattito. Oltre 13mila persone hanno già firmato una petizione online a sostegno della famiglia, domandando una revisione della decisione e un ritorno dei bambini.
Giovanni Angelucci, avvocato della famiglia, ha affermato che le contestazioni anche riguardanti i vaccini sono state in precedenza confutate e che i bambini aspettano solo i richiami. “Per quanto riguarda la scuola, la famiglia è autorizzata per l’anno 2025-26 dall’istituto di istruzione parentale, come da loro richiesto” – afferma in una nota stampa il legale della famiglia. Non solo, l’avvocato smentisce che l’abitazione dove vivenano i bambini sia un rudere fatiscente.
“Non è un rudere fatiscente privo di utenze. La famiglia usufruisce dei pannelli solari per l’energia elettrica e utilizza elettrodomestici, inclusa la lavatrice, per garantire l’igiene. Non hanno il gas perché non arriva in quella zona. Si riscaldano con il caminetto e la cucina funziona a legna, mantenendo la temperatura a 22 gradi” – riferisce ancora l’avvocato Angelucci. La famiglia è anglo-australiana. “In Australia il bagno a secco è previsto per legge anche nei condomini a causa della carenza idrica. La famiglia non collega lo scarico alla rete perché ogni sciacquone consuma dai 15 ai 25 litri di acqua. La soluzione è collegare lo scarico all’acqua del pozzo. Molte case moderne adottano questa soluzione ecologica, e regolamenti recenti prevedono cisterne di raccolta delle acque per sostituire l’acqua potabile negli scarichi” – spiega ancora l’avvocato che comunque ammette che proprio il bagno sia il punto critico. Per il resto i bambini, che sono nati in Italia a Teramo, in quella casa anche secondo chi conosce la coppia vivono bene e in simbiosi con la natura, lontano dalla frenesia della società.