Iscriviti

Bambina senza nome da sette mesi; nominato giudice per approvazione

Una bambina ebraica da sette mesi ancora senza nome perché il funzionario dell'anagrafe non lo classifica né maschile né femminile. Sarà un giudice del Tribunale di Milano a decidere sul nome della bambina, dopo aver sentito i genitori

Cronaca
Pubblicato il 19 aprile 2014, alle ore 14:30

Mi piace
0
0
Bambina senza nome da sette mesi; nominato giudice per approvazione

Una bambina residente a Milano, ma nata da genitori ebraici, non ha ancora un nome definitivo a distanza di sette mesi dalla nascita. A dire il vero, la bambina un nome lo ha già, ed è Lior, il nome che i genitori hanno voluto attribuirle secondo le loro tradizioni religiose; infatti in ebraico il nome Lior significa “mia luce“. E’ stato il funzionario dell’anagrafe a rilevare obiezioni sulla scelta del nome, e si è opposto a trascriverlo perché non permette di capire se sia riferito a un maschio o a una femmina. All’opposizione dell’impiegato è seguito un avvertimento verbale ai genitori, che non vogliono retrocedere dalla loro decisione e si dimostrano tenaci e irremovibili. La coppia è anche disposta ad arrivare in Cassazione per difendere la scelta di questo nome per loro così importante..

L’avvocato Claudia Shammah, che difende la causa dei genitori della piccola, dopo aver indagato sulle abitudini e sui nomi ebraici, ha dichiarato che il nome Lior è riconosciuto dalla comunità ebraica come nome femminile ed è molto diffuso tra la popolazione, dunque non vi è alcun motivo per cui il giudice non possa accettare la scelta del nome. Addirittura il magistrato aveva suggerito di trasformare il nome in Laura, che ha una certa assonanza con Lior, affermando che la scelta di un nome fuori dal comune potrebbe mettere in cattiva luce il futuro della bambina. L’avvocato ribadisce che la scelta dei nomi dei figli in Israele rispetta riti e tradizioni della cultura ebraica, e a ogni nascituro viene attribuito un nome con un significato ben preciso, e non in forma casuale.

Le ragioni esposte dal legale non fanno una piega, e difendono oltretutto il diritto dei genitori di chiamare i propri figli col nome desiderato, a prescindere che piaccia o meno ad un impiegato che dovrebbe fare il suo lavoro negli uffici dell’anagrafe. Anche la comunità ebraica milanese ha appoggiato la causa di questa coppia, ribadendo che il nome scelto è di uso comune tra le donne ebraiche, e quindi non vi è alcun motivo per ritenerlo inadatto alla loro bambina. A giorni il giudice emetterà il verdetto, e speriamo che il buon senso prevalga sui pregiudizi.

Video interessanti:
Commenti

Non ci sono ancora commenti su questo contenuto. Scrivi la tua opinione per primo!