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Torino

Bambina costretta a camminare 40 minuti per andare all’asilo perchè non risulta residente

Costretta ogni giorno a farsi quaranta minuti a piedi andata e ritorno dall'asilo perchè ritenuta non residente. Accade a Torino. I genitori presentano ricorso.

Cronaca
Pubblicato il 16 novembre 2020, alle ore 18:57

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Bambina costretta a camminare 40 minuti per andare all’asilo perchè non risulta residente

A una bambina di 4 anni di etnia rom non è stato concesso l’utilizzo dello scuolabus perchè non risulta residente nel Comune di Torino dove ivi si trova la scuola, la bimba infatti dimora al campo nomadi di Strada della Berlia, a Collegno, nell’hinterland di Torino con la mamma e i due fratellini. E’ obbligata a percorrere quaranta minuti di camminata a piedi per recarsi ogni giorno all’asilo andata e ritorno. Il campo rom in cui vivono dista tre chilometri dalla scuola che frequenta la bambina

Non avendo il padre nazionalità italiana ma comunitaria ed essendo nato e cresciuto tra Torino e Collegno, e essendo autorizzato a dimorare presso il campo nomadi purtroppo alla bambina non spetta il servizio anche se lui è deciso a presentare ricorso.

L’avvocato Federico Depretis spiega che la nazionalità italiana è stata negata purtroppo perchè  il padre risultando nullatenente non può provvedere al sostentamento della famiglia dal punto di vista economico ma Il modo migliore per consentirne l’integrazione è garantire l’accesso ai servizi pubblici essenziali come istruzione, salute, lavoro.

Maria Grazia De Nicola, assessora alle Politiche sociali ribatte che l’amministrazione è vicina alle famiglie per integrarle nell’assetto comunitario e di promozione sociale ma che il padre non si è mai recato personalmente a richiedere la documentazione per il possesso dei requisiti previsti, bensì che si sia servito di un intermediario per delle pratiche che non riguardavano i figli minori e non abbia mai richiesto la residenza.

Lo scorso anno, pur in assenza di residenza, il Comune aveva concesso il trasporto per dare un ulteriore segno ai genitori di sostegno. Il padre è ansioso di volersi inserire nel contesto sociale italiano e di voler garantire ai suoi figli un futuro migliore lontano dal campo rom| a Collegno„non può avere un medico di famiglia e sua figlia non può usare lo scuolabus.

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Cosa ne pensa l’autore
Martina Capit

Martina Capit - Questo purtroppo è un chiaro caso di poca integrazione, il padre in realtà non sta facendo nulla di tangibile per ottenere la cittadinanza, non sta cercando un lavoro e dimostra disinteresse nei confronti della famiglia a cui non può neanche dare il pane da mangiare. penso che l'amministrazione torinese se ne sia accorta ed è per questo che sia decisa a non far ottenere la cittadinanza al genitore.

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