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Arrestati 4 carabinieri a Gela per truffa, mafia ed estorsioni

Un'inchiesta della DDA ha permesso di emettere provvedimenti cautelari grazie alla collaborazione del boss pentito Giuseppe Alferi, che eseguiva ritorsioni a chi si ribellava al racket

Cronaca
Pubblicato il 13 maggio 2014, alle ore 21:30

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Arrestati 4 carabinieri a Gela per truffa, mafia ed estorsioni

Arrestati a Gela otto persone che eseguivano estorsioni e truffe a chi si ribellava al racket. L’operazione, guidata dalla Procura distrettuale antimafia di Caltanissetta, ha consentito di trarre in arresto anche quattro carabinieri, dei quali tre sono ai domiciliari e uno è finito in carcere. Gli arrestati devono rispondere di concorso esterno in associazione di tipo mafioso, estorsione e corruzione per atti contrari ai segreti d’ufficio,appropriazione di segreto d’ufficio, accesso abusivo a sistema informatico, millantato credito, truffa aggravata e altri reati che vanno a peggiorare la già delicata situazione degli imputati. Oltre a loro, anche ad un’altra persona è stato imposto l’obbligo di presentarsi alla polizia. 

E’ stato il gip di Caltanissetta a ordinare i provvedimenti cautelari che hanno portato all’arresto di queste persone, in seguito alle confessioni di un boss pentito di Gela, Giuseppe Alferi, che puniva tutti coloro, in particolare gli imprenditori, che si ribellavano al racket. Le indagini hanno permesso di scoprire l’attività di quattro carabinieri che si trovano coinvolti in questa vicenda, uno dei quali viene accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Gli accertamenti della Guardia di Finanza hanno rilevato le estorsioni aggravate nei confronti di un imprenditore gelese, purtroppo coinvolto anche lui nella vicenda e accusato di corruzione. Infatti, l’imprenditore ha cercato di acquisire informazioni private corrompendo chi di dovere, e in questo modo ha avuto accesso alle banche dati e ai fascicoli d’ufficio. 

Altre accuse vanno ad aggiungersi a quelle già menzionate, come l’attività di recupero crediti e di vigilanza ai beni aziendali in cambio di denaro e favori particolari; dichiarazioni non veritiere e millantati crediti durante i vari procedimenti penali e vertenze di lavoro, che avrebbero favorito l’accesso a documenti amministrativi presso i vari uffici. Le estorsioni erano eseguite per venire a conoscenza di informazioni riservate che avrebbe facilitato la loro vittoria in tutte le situazioni.

Le indagini, guidate dal colonnello Angelo de Quarto, hanno portato alla luce che i quattro carabinieri hanno avuto stretti rapporti con la mafia, e numerosi sono gli episodi ricostruiti dove vengono evidenziati le estorsioni condotte dal clan. I quattro carabinieri per anni sono stati al servizio del Reparto Territoriale di Gela, e uno di loro ha lasciato l’arma qualche anno fa per motivi di anzianità. 

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