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Arrestati 29 esponenti di clan calabresi

Emesse dal gip alcune ordinanze di custodia cautelare verso personaggi di spicco delle principali cosche jonico-reggine. Le ditte che ottenevano gli appalti erano costrette a versare una tangente del 3% sull'importo dei lavori

Cronaca
Pubblicato il 9 settembre 2014, alle ore 14:40

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Arrestati 29 esponenti di clan calabresi

Infiltrazioni ed estorsioni di grande rilievo per aggiudicarsi appalti sono state scoperte dalla Dda di Calabria. Il gip di Reggio ha emesso diverse ordinanze di custodia cautelare verso esponenti importanti delle principali cosche jonico-reggine. Arrestati 29 esponenti di due tra le più pericolose ‘ndrine calabresi, Commisso di Siderno e Aquino di Marina di Gioiosa Ionica, con l’accusa di associazione mafiosa transnazionale. Inoltre, sono state scoperte gravi infiltrazioni della ‘ndrangheta nell’economia legale: una riguarda la messa in sicurezza di una scuola e l’altra è invece rivolta alla costruzione di una diga. L’indagine condotta è la conclusione di un’altra operazione contro la ‘ndrangheta avvenuta nel 2010 che permise di arrestare 300 persone tra le regioni di Calabria e Lombardia.

Il giro degli appalti si svolgeva così: le ditte che ottenevano appalti nella fascia ionica-reggina tra Siderno e Marina di Gioiosa Ionica dovevano obbligatoriamente pagare una tangente del 3% sull’importo dei lavori, tangente che scendeva di qualche punto percentuale se l’imprenditore che si era aggiudicato i lavori era in stretti rapporti con gli uomini della ‘ndrangheta. L’inchiesta ha colpito anche alcune cosche minori che erano in collegamento con le due principali e che operavano ad Antonimina e Natile di Careri. Tutti gli  indagati sono accusati di associazione mafiosa ed estorsione.

Tra gli uomini arrestati anche un politico: l’uomo è l’ex presidente del Consiglio comunale di Siderno Antonio Macrì, che faceva parte del Pdl. Il politico è accusato di associazione mafiosa: infatti, secondo gli investigatori, l’uomo avrebbe chiesto sostegno alla cosca mafiosa Commisso durante le elezioni comunali e non solo. A quanto pare il politico chiese sostegno anche durante le elezioni regionali del 2010 a cui però Macri non si presentò. Sulla base di vicende mafiose e infiltrazioni nel marzo 2013 il Comune di Siderno è stato sciolto. Le verità emerse da questa inchiesta hanno portato alla conferma di molti dubbi sul conto di Macri che adesso deve essere giudicato per ciò che ha fatto.

La scoperta di infiltrazioni mafiose anche negli appalti è una di quelle cose che deve essere combattuta, per far sì che i lavori di edilizia siano svolti con criterio e conformi alle norme di sicurezza.

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