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Roma

Anna Paola, testimone di Geova e volontaria nel carcere di Rebibbia: "I pregiudizi verso di noi mi dispiacciono"

La donna, che ha abbracciato la fede dei testimoni di Geova, non vuol sentir parlare di setta. Oggi aiuta le detenute di Rebibbia a trovare consolazione nella Bibbia.

Cronaca
Pubblicato il 14 gennaio 2022, alle ore 19:40

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Anna Paola, testimone di Geova e volontaria nel carcere di Rebibbia: "I pregiudizi verso di noi mi dispiacciono"

Anna Paola G. è una testimone di Geova, volontaria nel carcere femminile di Rebibbia, a Roma. Ha raccontato a un’agenzia media online della sua vita e del suo desiderio di aiutare le persone a liberarsi dai pregiudizi che hanno nei confronti di una religione che attualmente, in Italia, rappresenta la seconda confessione cristiana dopo la Chiesa Cattolica.

Il suo desiderio è quello di convincere le persone che i testimoni di Geova non sono una setta, come pensano molti. Che non si separano dalla società, come fanno quei culti anonimi e incappucciati, che operano alla luce del sole e che, oltretutto, sono riconosciuti legalmente dallo Stato. A far eco alla parole di Anna Paola, è Raffaella Di Marxio, direttrice del Centro Lirec (Centro ricerca religioni e culti), la quale ha affermato che i testimoni di Geova vivono nella società come tutti gli altri: studiano, lavorano, vanno a scuola, entrano in contatto con persone di ogni razza e religione; non sono un gruppo isolato dalla società.

Il Centro Lirec da tempo denuncia come i testimoni di Geova siano dipinti come una setta che si estranea dal mondo e pratica un condizionamento mentale sui fedeli. Una convinzione che, secondo il Centro Lirec, non troverebbe riscontro nella realtà. Anche se una relazione della Commissione Europea sulle sette religiose, datata 1997, definì più volte i testimoni di Geova come setta. Cosa che ha fatto anche la dottoressa Lorita Tinelli, vicepresidente del Cesap (Centro Studi Abusi Psicologici), una onlus che fornisce assistenza alle vittime di controllo mentale e abuso psicologico da parte di sette e gruppi a carattere totalitario.

Secondo la Tinelli, infatti, quando si parla dei testimoni di Geova “si può parlare di setta perché è un gruppo chiuso che vuole estraniarsi del mondo. I Testimoni di Geova vedono le cose attraverso un pensiero dicotomico: bianco/nero, buoni/cattivi. Tutte caratteristiche che possono essere definite settarie. Il termine viene usato per indicare un gruppo che ha caratteristiche di divisione tra quello che sta dentro e quello che c’è fuori”. Caratteristiche che, secondo Tinelli, si applicherebbero ai testimoni di Geova, secondo cui tutto ciò che è buono si trova dentro la loro comunità, mentre tutto ciò che è cattivo si trova nel mondo esterno.

Ma aldilà delle diatribe sull’impronta settaria dei testimoni di Geova, Anna Paola ha scelto di seguire la sua fede dopo lungo percorso di studio in cui tutte le risposte alle sue domande hanno trovato spiegazione. Oggi aiuta anche le detenute recluse nel carcere di Rebibbia a comprendere che Dio non le ha abbandonate, che può contate sul suo perdono e sul suo aiuto, dato che tutti gli esseri umani sono soggetti agli errori. E a chi pensa che una donna che segue il culto dei testimoni di Geova non sia libera, che sia sottoposta a un regime maschilista e patriarcale, Anna Paola risponde che la sua libertà l’ha trovata studiando la Bibbia, diventata una sorta di bussola con cui orientarsi nel mondo, permettendole di distinguere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. E questo l’avrebbe resa veramente libera.

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Cosa ne pensa l’autore
Davide Spina

Davide Spina - Non entro in merito alla discussione sui testimoni di Geova, sulla loro componente settaria o meno. Tengo solo a precisare che in Italia esiste la libertà di culto. Purché questa libertà non si tramuti in un culto abusante, dato che in Italia, secondo recenti studi, oltre 4 milioni di persone sono finite vittime di gruppi abusanti. Per il resto, apprezzabile l'opera filantropica di una donna che porta conforto religioso nelle carceri.

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Commenti
Roberto Tammaro
Roberto Tammaro

15 gennaio 2022 - 10:24:43

Buongiorno! Sarebbe il caso di essere più completi riguardo alle parole della dottoressa Tinelli. I TdG sono una setta. Lo ha specificato la stessa Tinelli: "Quando si parla dei TdG si può parlare di controllo mentale, comportamentale e dell’informazione. Questo perché la logica dei TdG è quella di un gruppo direttivo che impone delle regole sulla vita personale di ciascun membro. C’è un’organizzazione piramidale, con a capo poche figure che hanno il controllo totale sugli altri. E sono proprio questi aspetti ad identificarli come setta".

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Roberto Tammaro
Roberto Tammaro

15 gennaio 2022 - 10:26:59

E ancora, sempre dalla dottoressa Tinelli: "É un problema insito nella struttura piramidale della comunità. É dannosa. Un gruppo che professa una verità assoluta è già un gruppo che ha qualche difficoltà. La comunicazione è chiusa, c’è poca trasparenza e la gente non accede alle informazioni che al livello più basso non vengono mandate. Sono tutte situazioni di non chiarezza e di scarsa democrazia”. Questi sono segni tipici delle sette totalitarie. Altro che confessione cristiana!

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Roberto Tammaro
Roberto Tammaro

15 gennaio 2022 - 10:34:53

Inoltre i Testimoni di Geova sono annoverati tra le principali sette presenti in Italia dall’Aivs (Associazione italiana vittime delle sette), riportando anche diverse testimonianze di esperti e fuoriusciti. E' molto difficile che qualcuno ammetta di far parte di una setta, anche contro ogni evidenza. La signora Anna Paola è la classica TdG indottrinata che va contro anche l'evidenza dei fatti, come tutti i TdG indottrinati che cercano solo di fare proseliti, altro che conforto religioso.

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