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All’autista del defunto comico Alberto Sordi, sequestrano 400 mila euro

Roma - Una “mancia” piuttosto congrua avuta dall’autista personale di Albertone, dopo la morte dell’attore comico, gli è stata sequestrata dal Tribunale del Riesame di Roma per circonvenzione di incapace

Cronaca
Pubblicato il 17 aprile 2014, alle ore 17:08

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All’autista del defunto comico Alberto Sordi, sequestrano 400 mila euro

Chi ha vissuto a stretto contatto con l’indimenticabile attore Alberto Sordi, considerato tra i più Importanti interpreti della storia del cinema italiano, sa che difficilmente avrebbe elargito una somma di denaro così elevata a un suo dipendente, nello specifico al suo storico autista personale Arturo Ardati, si perché tra mille pregi aveva un difetto, non di poco conto, di essere abbastanza innamorato dei soldi.

La somma di 400 mila euro è stata donata ad Ardati dalla sorella del defunto artista,  la novantaquattrenne Aurelia Sordi. Ma come si è giunti a scoprire che l’autista era in possesso di tale somma? E’ presto spiegato; nel gennaio scorso il dipendente del noto “Albertone”  presentandosi in un paio di filiali bancarie, in uso alla famiglia Sordi ove sono ancora depositate somme di denaro, vantava diritti su quei beni.

Ad avallare la sua tesi una procura firmatagli dalla sorella del comico romano, con tanto di sottoscrizione del notaio Sciumbata. Quella procura in effetti autorizzava l’Artadi a usare quelle somme di denaro per far fronte alle esigenze della famiglia Sordi. Ma questo non è bastato a far abbassare la guardia della diffidenza del direttore di banca, che insospettito, ha presentato un esposto presso la procura di Roma.

L’esposto è giunto sul tavolo del p.m. Eugenio Albamonte, che dopo aver acquisito ed esaminato tutti gli atti a lui pervenuti ha chiesto che il denaro, in possesso dell’autista, venisse sequestrato. Al tribunale del riesame di Roma è stato disposto anche il congelamento, in via preventiva, di altre somme di denaro che durante le indagini sono emerse. Soldi che dovevano essere “intascati”  dal notaio Gabriele Sciumbata, autore della procura in possesso all’Artadi e dall’avvocato Francesca Piccolella rispettivamente dovevano avere diecimila e diciottomila euro.

Il riesame di Roma ha indagato i tre personaggi, (Ardati, Sciumbata e Piccolella), per circonvenzione di incapaci, perché all’epoca dei fatti la sorella di Sordi era in uno stato di infermità mentale; inoltre ha disposto l’allontanamento del dipendente  dalla casa del comico, in particolare di avvicinarsi e comunicare con la signora Aurelia. Per il notaio di famiglia e l’avvocato un supplemento di sanzione, il non poter esercitare la propria professione per due mesi.

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