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Aldo Bianzino, arrestato per delle piantine di cannabis nell’orto di casa: tornò a casa in una bara

Nell'ottobre 2007 Aldo Bianzino, falegname 44enne e papà del piccolo Rudra, venne arrestato per aver coltivato una manciata di piantine di cannabis nell'orto di casa. Tornerà a casa in una bara.

Cronaca
Pubblicato il 15 ottobre 2021, alle ore 14:44

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Aldo Bianzino, arrestato per delle piantine di cannabis nell’orto di casa: tornò a casa in una bara

Aldo Bianzino aveva scelto di vivere a Pietralunga, a un’ora da Perugia, in un piccolo borgo immerso nel verde incontaminato delle colline umbre, secondo il suo stile di vita.

Aldo, 44 anni, pacifista, appassionato di fiolosofie orientali, ebanista di professione, si era trasferito lì con la compagna Roberta Radici, l’anziana suocera e il piccolo Rudra, per vivere in un casolare e asssaporare tutta la bellezza della natura circostante.

L’accaduto

Proprio qui, una sera di ottobre, 5 poliziotti e un finanziere bussarono e, dopo una perquisizione domiciliare, nel piccolo orto della famiglia Bianzino-Radici, trovarono una manciata di piante di cannabis.Aldo, mentre i funzionari in divisa lo stanno portando in carcere a Capanne, tenta di giustificarsi, dicendo che la marijuana è per uso personale.

All’interno del penitenziario, Aldo e la moglie vengono divisi, restando, rispettivamente, nell’ala maschile e nel settore riservato alle donne e per entrambi interviene un avvocato d’ufficio. Due giorni dopo, la mattina di domenica 14, Roberta viene invitata a seguire una guardia carceraria in ufficio, dove le si presenta il vice-ispettore capo della polizia.

Le chiedono se il marito soffre di svenimenti, se ha problemi di cuore, le spiegano che lo stanno portando all’ospedale Silvestrini. Viene riportata in cella e 3 ore dopo, nella stessa stanza, le chiedono una firma per la scarcerazione. La donna domanda quando può vedere il suo Aldo. E la risposta fa tremare: “Martedì, dopo l’autopsia”.

Una morte inspiegabile alla quale solo il corpo di Aldo può dare delle risposte. Il medico legale nominato di fiducia da Roberta e dalla ex moglie del falegname, rileva la presenza, sul cadavere del 44enne, di ematomi, costole rotte e danni a fegato e milza, parlando di un pestaggio messo in atto con tecniche militari utilizzate per danneggiare gli organi vitali senza lasciare tracce.

Passano gli anni e nel 2015 Gianluca Cantoro viene condannato a 1 anno di reclusione per il reato di omissione di soccorso. Per i giudici Aldo è stato ucciso non da un pestaggio ma da un‘aneurisma, nonostante la famiglia continui a nutrire forti dubbi su quanto accaduto realmente. Roberta Radici è morta nel 2008 per un cancro,mentre Rudra, oggi 25enne, si sta preparando a chiedere la riapertura del procedimento per omicidio a carico di ignoti. 

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Cosa ne pensa l’autore
Caterina Lenti

Caterina Lenti - Anche se per i giudici il falegname 44enne Aldo Bianzino è morto per un'aneurisma, il figlio Rudra, oggi 25enne, vuole la riapertura del procedimento per omicidio a carico di ignoti. Una sete di verità più che lecita, quella di questo figlio che reclama, a gran voce, di sapere cosa è realmente accaduto al padre, incensurato, finito in una bara dopo 48 ore dall'arresto.

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