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Alcuni falsi miti sul Coronavirus

Negli ultimi giorni le persone, prese dal panico per il clima di insicurezza, hanno cominciato a diffondere notizie false, vere e proprie fake news che altro non fanno se non allarmare ulteriormente la popolazione e diffondere falsi miti sul nuovo Coronavirus.

Cronaca
Pubblicato il 9 marzo 2020, alle ore 12:25

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Alcuni falsi miti sul Coronavirus

Il Coronavirus non è una semplice influenza. I sintomi possono ricordare quelli influenzali ma a differenza dell’influenza, per il Covid-19 non si ha avuto ancora tempo per creare un vaccino e/o una medicina in grado di curarlo. La mascherina, inoltre, non è in grado di proteggerci, ma è necessaria solo per chi è malato o sospetta di esserlo e per il personale medico-sanitario che viene esposto al rischio di contagio.

Se si gode di perfetta salute, dunque, non è necessario comprare alcun tipo di mascherina, con il rischio di lasciare senza persone a cui questa risulta indispensabile come medici ed infermieri. Le mascherine chirurgiche sono utili solamente per la non diffusione del virus, mentre se si volesse tutelare la propria salute i modelli FFP2 e le FFP3 risultano essere quelli con una maggiore capacità di filtraggio.

Il virus di per sè non provocherà alcuna mancanza di cibo, a meno che i supermercati non siano messi in condizioni sfavorevoli dall’assalto delle persone corse in cerca di provviste. Dunque non occorre svuotare i negozi alimentari e fare scorte di cibo.

Si pensa poi che il caldo sconfigge il virus, in quanto essendo associato al virus dell’influenza, si è portati a pensare che il Coronavirus sia una malattia stagionale; non ci sono, però, prove schiaccianti per sostenere questa tesi. Infatti in numerosi Paesi dei Tropici e dell’Emisfero Australe, in cui le stagioni sono invertite rispetto a noi, il virus si è manifestato ugualmente.

Un altro dei miti da sfatare è la falsa supposizione che se ti ammali, muori. Il tasso di mortalità del COVID-19 registrato il 3 marzo è del 3,43%, dato sicuramente più alto rispetto alle normali influenze. C’è da tenere conto, però, dell’incidenza di questa malattia, che colpisce in maggiore percentuale gli anziani, che rappresentano una larga fetta della popolazione italiana.

L’ignoranza della gente ha inoltre diffuso la diceria che qualunque cinese ci può infettare. Sembra assurdo che nel 2020 si manifestino ancora simili episodi di razzismo. Anzi questa sorta di atteggiamento, visto l’alto numero di contagi nel nostro Paese, si sta riversando anche sugli italiani; dunque chi la fa l’aspetti.

Una delle più diffuse fake news riguarda anche la raccomandazione di non comprare prodotti provenienti dalla Cina. Anche se il nuovo coronavirus può rimanere sulle superfici per alcune ore, fino a diversi giorni a seconda del tipo di superficie, è difficile che riesca a sopravvivere viaggiando e rimanendo esposto a condizioni e temperature diverse. Se si vuole essere sicuri di non correre rischi, basta disinfettare tali superfici per poi lavarsi bene le mani con acqua e sapone per almeno 40 secondi.

Nonostante la notizia che cani e gatti possono diffondere il virus sia stata riportata erroneamente da numerose testate giornalistiche italiane, non c’è alcuna prova che colleghi la diffusione del virus con i nostri animali domestici. Un ultimo mito da sfatare riguarda il fatto che si pensi che il virus sia stato creato in laboratorio.

La comparsa di nuovi virus patogeni per l’uomo è un fenomeno ampiamente conosciuto nel campo dell’evoluzione. Al momento la comunità scientifica sta cercando di identificare la fonte dell’infezione, ma sembra molto accreditata la tesi per cui il virus sarebbe stato trasmesso dai pipistrelli ai serpenti, fino ad arrivare a noi esseri umani.

Cosa ne pensa l’autore
Sara Zompa

Sara Zompa - Per evitare ogni sorta di allarmismo e la diffusione delle fake news bisogna fidarsi più della parola di esperti, come medici e scienziati e dare meno retta a testate giornalistiche e siti internet che non riportano fonti autenticate. La situazione di terrore che sta vivendo in questo momento l'Italia è soprattutto data da questa forma di disinformazione e ignoranza.

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