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Agenti uccisi a Trieste, esplode la polemica su equipaggiamenti e addestramento. Chef Rubio: "Io non mi sento sicuro"

La polemica esplode intorno al tragico evento avvenuto a Trieste. Chef Rubio è sceso in piazza per commentare il triste fatto di cronaca che ha visto morire due agenti di Polizia e attacca i vertici.

Cronaca
Pubblicato il 5 ottobre 2019, alle ore 10:09

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Agenti uccisi a Trieste, esplode la polemica su equipaggiamenti e addestramento. Chef Rubio: "Io non mi sento sicuro"

Nel pomeriggio del 4 ottobre, in via Tor Bandena 6 a Trieste l’agente scelto Pierluigi Rotta, di 34 anni, e l’agente Matteo Demenego, 31 anni, hanno perso la vita in seguito ad una sparatoria. Secondo la ricostruzione dei fatti, il tutto sarebbe accaduto per mano di Alejandro Augusto Meran, un domenicano di  29 anni con un “disagio psichico” e regolarmente immigrato, reo presumibilmente di aver effettuato un rapina.

L’uomo è riuscito ad appropriarsi dell’arma di un agente e ha aperto il fuoco. I colpi esplosi hanno colpito i due poliziotti senza lasciar loro scampo: sono morti entrambi per le profonde lesioni. Tutto questo è accaduto alle 17 circa, come riporta Il Corriere della Sera, ancora non si conoscono le reali dinamiche: non è chiaro se l’assassino si sia appropriato dell’arma dopo una colluttazione o l’abbia presa direttamente dalla fondina dell’agente.

Poliziotti uccisi a Trieste, scendono in campo anche i sindacati della Polizia

In queste ore si sta sollevando un’aspra polemica intorno alla vicenda, incentrata soprattutto sulla “dotazione insufficiente dei poliziotti“. I sindacati della Polizia, venuti a conoscenza della tragedia, hanno accusato lo Stato e le istituzioni di aver abbandonato gli agenti e di non fornire loro un adeguato equipaggiamento, così come riporta “La Repubblica“.

Un’arma che avrebbe potuto rivelarsi determinante per evitare la tragedia è il taser, la “pistola elettrica” in grado di provocare uno shock e indispensabile quando ci si trova davanti soggetti instabili come Alejandro Stephan Meran.

A parlare è Cesario Bortone, il segretario del Consap mette l’accento sulla necessità degli equipaggiamenti per elevare il livello di sicurezza degli agenti: “I fatti di Trieste dovrebbero accelerare quello che Consap chiede da tempo, ossia la fornitura a tutto il personale dei gap sottocamicia, giubbotti che si indossano più agevolmente di quelli tattici dal costo di poche centinaia di euro, e che proprio in circostanze come queste potrebbero salvarci la vita“.

Chef Rubio punta il dito verso i vertici

A dire la sua troviamo anche Chef Rubio che, attraverso il social Twitter, ha diffuso un cinguettio che ha smosso molte coscienze. In pratica, lo Chef diventato famoso grazie ai programmi televisivi di cucina come “Unti e Bisunti”, ha lanciato una dura accusa riguardante lo scarso addestramento a cui vengono sottoposti gli agenti di Polizia: “Inammissibile che un ladro riesca a disarmare un agente. Le colpe di questa ennesima tragedia evitabile risiedo nei vertici di un sistema stantio che manda a morire giovani impreparati fisicamente e psicologicamente“, Rubio punta il dito direttamente verso i vertici.

A conclusione del su post, confessa di non sentirsi tranquillo davanti a fatti del genere: “Io non mi sento sicuro in mano vostra“, un’affermazione forte e destinata a far discutere molto.

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Cosa ne pensa l’autore
Cristina Giuli

Cristina Giuli - Fatti di cronaca del genere lasciano senza fiato e senza parole. Un momento, un attimo, una frazione di secondo e il destino di due famiglie cambia tragicamente. Spero che la morte di questi due agenti, nella sua tragicità, serva almeno per far capire quante cose debbano cambiare o essere migliorate.

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Commenti
Francesco Menna
Francesco Menna

05 ottobre 2019 - 15:06:49

È difficile da capire cosa succede se non vivi in prima persona questi mestieri particolari: i carabinieri, i poliziotti e tutte le forze dell'ordine devono porre attenzione alla pesantezza con cui si difendono: ad esempio, se il collega avesse forzato la mano per non farsi rubare la pistola, e il criminale fosse caduto,, ipotiziamo, con la testa a terra morendo sul colpo, il poliziotto avrebbe dovuto effettuare il processo in tribunale per omicidio. Sono del parere che finché non si dà più libertà di agire (sensatamente), non smetteranno mai queste vicende.

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