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Aborto, donna muore dopo aver usato la Ru486. Primo caso in Italia

Morta una 37enne in seguito all'assunzione della pillola abortiva Ru486. In corso le indagini per stabilire il nesso. Secondo il ginecologo Viale la causa non sarebbe la Ru486.

Cronaca
Pubblicato il 11 aprile 2014, alle ore 13:16

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Aborto, donna muore dopo aver usato la Ru486. Primo caso in Italia

L’uso della pillola abortiva ha fatto parlare di sé già dalla fase di sperimentazione, ma adesso a destare preoccupazione sono le possibili complicazioni letali che potrebbe provocare in chi la assume.

Infatti, una donna di 37 anni è morta a causa di un arresto cardiaco dopo un’interruzione di gravidanza tramite l’assunzione della pillola abortiva Ru486. Il decesso è avvenuto all’ospedale Martini di Torino e si tratterebbe del primo caso verificatosi in Italia, mentre pare che negli Stati Uniti si siano già registrati ben otto casi di decessi legati all’uso di questo farmaco.

Non è di questo parere il ginecologo Silvio Viale, che dirige il principale servizio italiano per Ivg dell’Ospedale Sant’Anna di Torino. Lo specialista, infatti, sostiene che “decine di milioni di donne hanno assunto la Ru486 nel mondo e ben 40 mila in Italia” senza riportare alcuna complicazione. “L’episodio – aggiunge Viale – ricorda la prima e unica morte in Francia nel 1991, agli inizi del suo uso, che indusse a modificare il tipo di prostaglandina per tutti gli interventi abortivi introducendo il misoprostolo (Cytotec). Sono gli altri farmaci, gli stessi che si impiegano per le Ivg chirurgiche, i maggiori sospettati di un nesso con le complicazioni cardiache”.

Secondo il medico non ci sarebbe, quindi, alcun nesso tra il decesso della 37enne e l’uso della Ru486 “perché non ci sono i presupposti farmacologici e clinici. Il mifepristone è regolarmente autorizzato dall’Aifa anche per le Ivg chirurgiche del primo trimestre e per le Ivg del secondo trimestre, per cui le buone norme di pratica clinica prescriverebbero di utilizzarlo nel 100% delle interruzioni di gravidanza e, se non è cosi, è solo per motivi politici e organizzativi”. “A differenza del mifepristone – afferma Viale – sono gli altri farmaci utilizzati nelle Ivg, sia mediche che chirurgiche, che possono avere effetti cardiaci, seppure raramente: la prostaglandina (gemeprost) in primo luogo, già individuata come responsabile di decessi e complicazioni cardiache, ma anche l’antidolorifico (ketorolac) ampiamente utilizzato off-label in gravidanza e l’antiemorragico (metilergometrina) utilizzato in Italia di routine in quasi tutti gli aborti in ospedale e a domicilio. Anche la gravidanza di per se è un fattore di rischio. In attesa che l’autopsia indichi la causa della morte ribadisco che ben difficilmente, per non dire con ragionevole certezza, la Ru486 potrà essere chiamata come responsabile diretta o indiretta delle complicazioni che hanno portato al decesso”.

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