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Torino

A Torino nasce "Versus", la campagna sociale in difesa della donne

La Piccola Casa della Provvidenza a Torino dà il via ad un progetto per combattere la violenza sulle donne, con molteplici iniziative d'informazione e sensibilizzazione.

Cronaca
Pubblicato il 31 luglio 2019, alle ore 13:56

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A Torino nasce "Versus", la campagna sociale in difesa della donne

Il tema della violenza, purtroppo, non passa mai di moda. Le donne sono le principali vittime di questa grande violazione dei diritti umani. Quotidianamente si sentono storie di donne maltrattate, svalutate, giudicate e persino private della vita stessa. Stanno fiorendo sempre più iniziative a tutela del sesso femminile, con la speranza di maturare minor giudizio e maggiore informazione.

A Torino è partita “Versus”, una campagna sociale promossa dalla Piccola Casa della Divina Provvidenza, in collaborazione con partner importanti, contro la violenza sulle donne. L’uomo di Neanderthal, figura centrale della locandina, è la metafora dell’evoluzione e raffigura il primitivo che ha saputo conciliare l’animalità e l’aggressività, che lo caratterizzano, e l’umanità, che non contempla istinti e moti violenti.

Il progetto si articola principalmente, oltre all’ausilio dei mass media, su due fronti: quello artistico, in un perfetto mix tra realtà e creatività, con degli spettacoli teatrali, portando in piazza la parità della donna e drammatizzazioni della violenza dal punto di vista di chi la pratica e quello scolastico, grazie al quale materiali didattici e scorci di vita si conciliano in un’opera di rielaborazione e sensibilizzazione. La scuola è un potente mezzo di comunicazione in grado di formare il ragazzo di oggi a essere l’uomo non violento di domani e può condurre la donna a battersi per i propri diritti, senza mai vergognarsi di chiedere aiuto.

Il tipo di violenza più conosciuto avviene in ambito domestico: le quattro mura di casa, il posto che dovrebbe accogliere e nutrire il cuore di una famiglia, diventano una schiavitù dalla quale non si riesce a uscire. La violenza, ricordiamo, è anche economica e si traduce nel controllo del denaro e proprietà da parte del partner e di qualunque slancio di autonomia professionale e personale. Può essere, non meno rilevante, molestia o abuso sessuale, mobbing e stalking, in casa e sul luogo di lavoro e, infine, di tipo religioso e spirituale, impedendo di svolgere il proprio credo.

Il meccanismo della violenza è subdolo perché va a toccare le corde profonde di un individuo, come il più sofisticato dei radar che capta le fragilità dell’anima e le colpisce esattamente al centro, facendo scacco matto alla mente. La vittima mette in atto elaborate strategie di sopravvivenza, basate sulla convinzione radicata di dover dimostrare “fedeltà” al proprio carnefice per proteggere se stessa e soprattutto i propri figli e controllare l’ambiente potrebbe essere l’unica maniera per evitare abusi più gravi. La dinamica di sottomissione fisica ed emotiva rende difficile denunciare i maltrattamenti, proprio perché l’abusante usa tecniche intimidatorie, conducendo progressivamente all’isolamento della donna, che si ritrova da sola, senza l’appoggio di nessuno. Gli aggressori sono molto abili a demandare ogni responsabilità, facendo leva sui sensi di colpa, sull’ inadeguatezza come compagne e madri e sulla mancanza evidente di sostegno esterno.

Le persone offese incontrano serie difficoltà nel chiedere aiuto, non solo in quanto soggette a un’estrema forma di manipolazione e plagio ma perché, di frequente, sono proprio i parenti e gli amici più vicini a colpevolizzare ed essere giudicanti. La richiesta di soccorso ha i propri tempi e motivazioni, perché non è semplice uscire dalla prigionia nella quale sono detenute. Esistono molteplici strutture per accogliere e indirizzare le donne con storie di violenza, che hanno alle spalle un’organizzata rete di professionisti in grado di tutelare, proteggere e agire per la riappropriazione della vita e dignità.

Grazie a iniziative come “Versus“si fanno sempre più passi avanti per combattere, in prima linea, il fenomeno della violenza, andando a scardinare la sua essenza, contestualizzandola a una società in continua evoluzione dal punto di vista umano e dei diritti inviolabili.

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Cosa ne pensa l’autore
Federica Farina

Federica Farina - La violenza è un qualcosa che va a ledere i diritti più primordiali. Mette in una condizione di assoluta immobilità fisica e psicologica.Porta a volere reagire con tutte le proprie forze ma a non farcela perché il terrore per sé e per i propri figli attiva delle dinamiche alimentate dalla paura più profonda. Le vittime di violenza non dovrebbero mai sentirsi in colpa o deboli, mai! Non è così semplice dire “Basta!” e sentirsi al sicuro; non provare un senso di solitudine estremo. È davvero importante rivolgersi ai centri anti-violenza perché sono in grado di fornire supporto sotto ogni aspetto, non solo pratico ed emotivo, ma anche legale e continuare a creare iniziative e progetti ai fini di far conoscere e fronteggiare questo incessante fenomeno. I deboli sono quegli uomini che usano le mani e non la comunicazione; che hanno bisogno di sottomettere per sentirsi riconosciuti e accettati. I deboli sono coloro che usano violenza in generale, in tutte le sue forme, anche quelle più sfumate ma estremamente pericolose e invalidanti.

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